Domande frequenti sul riscaldamento a pavimento

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one room with a floor heating system (3d render)

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Chi non ne hai mai sentito parlare? L’impianto di riscaldamento a pavimento è ormai presente in tantissime case italiane. Negli ultimi anni sempre più famiglie hanno scelto questo sistema in alternativa al tradizionale impianto con i termosifoni. Una soluzione ideale per chi ama camminare scalzo in inverno e soprattutto per le mamme che dovranno preoccuparsi di meno per i loro bambini soliti camminare a piedi nudi. Installare un impianto di riscaldamento a pavimento in casa è anche una scelta vantaggiosa sul piano economico per il risparmio in bolletta e sul fronte dei comfort grazie al calore irradiato in modo uniforme in tutta l’abitazione. Ma come funziona un impianto di riscaldamento a pavimento? Cosa dobbiamo sapere prima di installare un simile sistema nelle nostre quattro mura? Proviamo a rispondere a tutti gli interrogativi che ci vengono in mente.

Cos’è un impianto di riscaldamento a pavimento?

Il riscaldamento a pavimento viene utilizzato per riscaldare l’ambiente durante la stagione invernale ma anche per raffrescare le stanze quando fa più caldo e il termometro sale. Un’alternativa, dunque, ai condizionatori durante la stagione invernale. L’impianto è caratterizzato da una rete di tubi inseriti nel massetto di fondo del pavimento. La sua storia è lunga e trova radici nel periodo neoglico e neolitico. Da alcuni scavi archeologici, effettuati in Asia e nelle isole Aleutine dell’Alaska, è emerso infatti che gli abitanti del posto avessero utilizzato il fumo degli incendi per riscaldare le proprie case sotterranee. Un sistema possibile grazie a delle trincee scavate nei pavimenti. Il fumo riscaldava prima le pietre e poi si diffondeva in tutta l’abitazione. Un modello, questo dai ‘capelli bianchi’, che si è poi trasformato con il passare dei tempi in un sistema con tubi in cui circola del fluido o dove siano presenti cavi elettrici.

Il sistema di riscaldamento a pavimento viene detto anche a “pannelli radianti” e consente di ottenere risultati importanti sul fronte energetico, grazie alla temperatura bassa e pure all’ausilio dei pannelli solari. In voga pure il riscaldamento a parete, a soffitto e a battiscopa.

I cavi elettrici o i tubi in cui circola l’acqua possono essere inseriti in una soletta di cemento nel caso di un sistema a umido oppure possono essere posizionati sotto il pavimento quando installiamo un sistema a secco. Previsto pure il collegamento diretto ad un sottofondo in legno. Anche in quest’ultimo caso ci ritroveremo a fare i conti con un sistema a secco.

Com’è fatto un impianto a pannelli radiante?

Un riscaldamento a pavimento è capace di irradiare calore con una temperatura dell’acqua pari a 30 o 40 gradi centigradi. Si tratta dunque della metà della temperatura di cui ha bisogno un termosifone per funzionale. I radiatori necessitano, infatti, di 70 gradi circa.

Per installare l’impianto a pannelli radianti è il caso di rivolgersi ad un personale esperto e qualificato per scongiurare guasti o anche il malfunzionamento del sistema di riscaldamento e raffrescamento. Sono vari gli elementi che compongono un sistema di riscaldamento a pavimento:

  • la rete delle tubature: i tubi rappresentano l’elemento principale dell’impianto di riscaldamento a pavimento. E’ intorno a loro che ruota il funzionamento del sistema. La maggior parte delle tubature è in polietilene. Alcuni tubi sono invece composti metalli e plastica. Tutti devono essere ben resistenti per far fronte a corrosione e schiacciamento. Le tubature vengono collocate sotto un pannello isolante e hanno una forma a serpentina;
  • il pannello isolante: è l’elemento che viene posizionato sopra la soletta. A sua volta il pannello isolante garantisce il posizionamento delle tubature;
  • il foglio in PVC rigido: è il prodotto che serve ad assicurare la protezione idonea contro l’umidità. Il figlio in Pvc rigido è abbinato al pannello isolante;
  • la caldaia: è considerata il motore dell’impianto di riscaldamento a pavimento. La caldaia serve, infatti, a scaldare l’acqua che viene poi immessa nelle serpentine;
  • i collettori: sono elementi che servono a regolare il passaggio dell’acqua. I collettori infatti sono delle valvole che moderano il flusso d’acqua;
  • il massetto: rappresenta la base per il pavimento che sarà posato sull’impianto di riscaldamento. Il massetto presenta una base di calcestruzzo ed è paragonato ad una piastra che si riscalda.

L’impianto di riscaldamento a pavimento è caratterizzato normalmente da uno spessore di circa 70 millimetri. Non bisogna però considerare la pavimentazione in questa cifra in quanto le piastrelle vengono collocate al termine dell’operazione e a copertura del sistema. Lo spessore dell’impianto cambia indipendentemente dal diametro della serpentina.

Il filmato a cura di Rbm Italia

Come viene realizzato il massetto di un impianto?

Gli operai che eseguiranno il massetto di un impianto di riscaldamento a pavimento dovranno prima di tutto seguire le istruzioni del produttore. Solo così si eviteranno problemi e soprattutto verranno rispettate tutte le prestazioni previste dal sistema. Il massetto rappresenta una componente importante perché incorpora le serpentine delle tubature dell’impianto. In molti casi il produttore del sistema a panelli radianti fornirà pure un additivo in grado di migliorare la capacità conduttiva del massetto, nonché di incrementare il peso specifico e di diminuire i ritiri e gli imbarcanti.

Il massetto non deve perdere le sue caratteristiche tecniche: questo elemento appare indispensabile soprattutto per la sua capacità di legare i materiali di rifinitura, nonché per la sua resistenza. Di grande rilevanza inoltre i suoi valori di conducibilità termica. Il massetto tradizionale viene realizzato con una procedura semplice: vanno mescolati sabbia, cemento e acqua. Ci sono però alcune ditte che mettono sul mercato prodotti premiscelati e dunque già pronti per l’uso. Con tali prodotti si può procedere, infatti, direttamente alla realizzazione del massetto. Sul mercato sono presenti pure malte cementizie premiscelate note soprattutto per l’alta conducibilità termica. Sono dotate di una caratteristiche importante quale l’asciugatura rapida. Da evitare l’uso di additivi quando si usano questi cementi speciali per la realizzazione del massetto.

L’impiego di malte cementizie premiscelate serve a scongiurare diversi problemi, come: l’inserimento sbagliato o addirittura mancato di un additivo per la conduzione del calore oppure la scelta scorretta della granulometria degli inerti collocati nei massetti. Il fatto che si tratti di prodotti pronti per essere utilizzati fa sì che non si abbia a che fare con simili criticità. La conducibilità termica si misura con l’indice Lambda: è eccellente quando il valore risulta superiore a 2.

Quanti tipi di massetti estistono? Qual è lo spessore ideale?

Il massetto tradizionale è quello che nasce dalla mescolatura di sabbia, acqua e cemento, mentre quelli già pronti sono realizzati grazie a malte cementizie premiscelate. Al di là di queste due categorie, che abbiamo approfondito nel paragrafo precedente, ci sono anche massetti a base anidride e massetti autolivellanti.

La scelta del massetto per un impianto di riscaldamento a pavimento varia  seconda di una serie di aspetti: il tipo di locale; il materiale che verrà incollato; i tempi dei lavori; lo spessore disponibile per il massetto. E’ normale che un ufficio presenti caratteristiche ed esigenze diverse rispetto ad una stanza da bagno o da letto.

Diverso anche lo spessore di un massetto che può essere sottile o anche più alto. La scelta va fatta in base al tipo di impianto che sarà installato in casa. I sistemi di riscaldamento a pavimento classici prevedono un massetto di circa 5-6 centimetri. Gli impianti più moderni, che stanno avendo una larga diffusione negli ultimi anni, sono invece caratterizzati da un basso spessore. In questi casi il massetto sarà di circa tre centimetri.

Occhi aperti quando si parla di massetti. Un personale esperto e competente in materia vi farà presente che la misura di 3 centimetri è anche lo spessore minimo ammesso affinché un massetto venga collocato sopra i tubi secondo quanto previsto dalla legge. Il consiglio è consultare sempre la scheda tecnica che ci è stata fornita dal produttore del massetto, nonché rivolgersi a persone qualificate. Lo spessore del massetto dipende infatti dal sistema di riscaldamento a pavimento.

Se infatti sarà realizzato uno spessore inferiore del massetto rispetto a quello prospettato dal produttore, allora ci potremmo ritrovare a fare i conti con un malfunzionamento del sistema o con la nascita di fessure. Stesso copione per lo spessore troppo elevato. Le conseguenze? Costi elevati ma anche tempi più lunghi per riscaldare casa.

Quando si parla di massetto riscaldante è bene ricordare che è meglio evitare di effettuare troppi interventi di consolidamento e rasature oppure eccessive livellature. I produttori consigliano infatti di eseguire il massetto con il loro giusto spessore già dalle prime fasi senza dover ricorrere poi a successive operazioni di correzione. Non dimenticate, inoltre, la barriera al vapore nel massetto. Si tratta di uno schermo che va posizionato tra lo strato di sottofondo – dove sono inseriti gli impianti idrici, gli impianti elettrici, la ventilazione e l’aspirazione centralizzata – e i pannelli isolanti dove poter fissare i tubi dell’impianto radiante.

La barriera di vapore è caratterizzata da un foglio di nylon o anche da un materassino posto sotto i pannelli dell’impianto di riscaldamento a pavimento. Il suo compito è far fronte alle infiltrazioni e all’umidità. Chi si occupa della sua posa, deve evitare che si possa danneggiare. Il suggerimento è quello che la vede protetta da uno strato protettivo. Inoltre la barriera di vapore va girate sulle pareti e se in eccesso va tagliata ma solo dopo la posa della pavimentazione.

La barriera va posta in opera in maniera tale da evitare che sia danneggiata successivamente (meglio se protetta con un secondo strato di protezione) e senza interruzioni. Essa va rivoltata sulle pareti e l’eccedenza va tagliata solamente una volta ultimata la posa dei pavimenti.

Come funziona un impianto di riscaldamento a pavimento?

L’impianto di riscaldamento a pavimento funziona per irraggiamento per riscaldare o raffrescare gli ambienti. Questi sistemi presentano basse temperature rispetto ai radiatori tradizionali e risultano molto efficienti soprattutto se abbinati a caldaie a condensazione e a pompe di calore. Sono due i sistemi più diffusi: gli impianti elettrici e gli impianti idronici. Gli ultimi utilizzano l’acqua che scorre nelle tubature per diffondere calore in casa.

L’impianto di riscaldamento a pavimento può essere installato sia in una sola parte dell’edificio che per l’intera abitazione. La resistenza elettrica è funzionale solo al riscaldamento. Se invece desideriamo anche raffreddare l’ambiente in estate, dobbiamo allora fare uso di un sistema idronico. L’acqua funge da fluido termovettore che viene fatto circolare nelle tubature: il calore viene sprigionato dal basso verso l’alto.

Cos’è la messa in pressione dell’impianto di riscaldamento a pavimento?

Prima della realizzazione del massetto, c’è un altro impegno da mettere in agenda. Bisogna aumentare la pressione dell’impianto di riscaldamento a pavimento. Questa operazione consiste nel far salire la pressione di esercizio all’interno dell’impianto. Perché? Prima di tutto in questo modo viene provato l’impianto e poi vengono pure rilevate possibili perdite d’acqua causate da danni ai tubi. Se la pressione perde colpi, significa che ci sono tali criticità. Un altro motivo utile per il quale viene eseguita la messa in pressione dell’impianto di riscaldamento a pavimento è la dilatazione delle tubature. Tale operazione provoca la formazione di uno spazio che a sua volta risulterà funzionale per un’eventuale dilatazione dei tubi dovuta al calore. Seguendo passo per passo le nostre semplici regole, non ci saranno fratture nel massetto.

Per verificare che la messa in pressione sia andata in porto viene spesso utilizzato un manometro collegato all’impianto. Il confronto viene fatto prima e dopo la realizzazione del massetto per accertare la presenza di possibili danni.

Qual è la differenza tra i termosifoni e il pavimento radiante?

E’ una delle domande più ricorrenti tra gli scettici. Meglio i classici termosifoni o un impianto di riscaldamento a pavimento? Questo ultimo sistema viene installato soprattutto nelle case di nuova costruzione oppure durante le ristrutturazioni degli immobili. Gli impianti sono caratterizzati da serpentine di tubi nascoste sotto il pavimento o nell’intonaco delle pareti e sul soffitto. Le tubature trasportano acqua a bassa temperatura (circa 30 gradi) che riesce a riscaldare una casa in maniera uniforme, assicurando al contempo un notevole risparmio sulla bolletta energetica durante la stagione invernale. Gli impianti di riscaldamento a pavimento, collegati a pannelli solari termici o a caldaie a gas a condensazione, possono addirittura arrivare a far ottenere un risparmio del 30 per cento sul costo della bolletta.

I classici termosifoni, soprattutto quelli in ghisa, riescono a trasmettere calore pure da spenti. Rispetto ai pavimenti radianti, però, i caloriferi necessitano di un tempo maggiore per riscaldarsi. Inoltre negli ultimi tempi quelli in ghisa sono stati considerati ingombranti. I più nuovi, invece, sia in acciaio che in alluminio, riescono a trasmettere calore pochi minuti dopo l’accensione e non vengono considerati antiestetici come accade per quelli in ghisa. Alcuni – parliamo dei più moderni ovviamente – sono dotati di alette per meglio sprigionare e far circolare il calore.

Gli impianti di riscaldamento con i pannelli radianti riescono a distribuire calore in maniera uniforme: l’aria calda sale dal basso verso l’alto quando i pannelli sono collocati sotto la pavimentazione. Ci sono anche sistemi in cui i pannelli radianti sono ubicati nelle pareti o sul soffitto.

L’impianto di riscaldamento a pavimento funziona sia mediante una resistenza elettrica che attraverso la circolazione di acqua a bassa temperatura all’interno di tubature. Il sistema più utilizzato ed economico è quello idronico, ossia ad acqua. Il liquido viene riscaldato tramite una caldaia, una pompa di calore o un impianto solare termico.

Ventilconvettori e pannelli radianti: cosa cambia?

Se prima ci siamo soffermati sulle differenze che sussistono tra i sistemi di riscaldamento a pavimento e i termosifoni, ora è il caso di osservare quanto siano diversi i pannelli radianti dai ventilconvettori. La verità è che il sistema di riscaldamento e raffrescamento con i pannelli radianti è sicuramente più comodo ed agevole. Questo tipo di impianto fa uso di acqua calda a bassa temperatura per riscaldare l’ambiente domestico. E’ collegato ad una caldaia a gas a condensazione o ad una pompa di calore: l’aria calda viene ceduta al pavimento oppure alle pareti e al soffitto. Attraverso l’irraggiamento – se parliamo di pavimento – sarà davvero piacevole provare la sensazione di avere i piedi caldi durante l’inverno. La scusa giusta per camminare scalzi, insomma! Su un’altra lunghezza d’onda i ventilconvettori che funzionano mediante lo spostamento d’aria. Così come per i termosifoni, la tecnica usata è dunque quella della convenzione.

Il vantaggio di un impianto di riscaldamento a pavimento rispetto ai termosifoni e ai ventilconvettori è quello di fruire di una temperatura molto più bassa. Dunque maggiori risparmi e distribuzione omogenea dell’aria calda.

Quali sono i vantaggi di questo tipo di riscaldamento?

I vantaggi di un impianto di riscaldamento a pavimento sono legati sicuramente al risparmio energetico. Possibile, infatti, una riduzione di circa il 20, 30 per cento sulla bolletta. Parliamo di un sistema di riscaldamento a bassa temperatura con elementi isolanti al suo interno. Un altro punto a favore dell’impianto di riscaldamento a pavimento è sicuramente il benessere termico: l’aria calda si diffonde per irraggiamento. Non si viene a creare umidità, la temperatura resta costante e non c’è formazione di muffa. Polvere e funghi sono più ricorrenti nei termosifoni che funzionano per convenzione. Oltre al calore, pure la polvere si innalza all’altezza del corpo, causando soprattutto in chi già ne soffre allergie o raffreddore.

Altro vantaggio dell’impianto di riscaldamento a pavimento rispetto ai termosifoni è quello legato all’estetica: i pavimenti radianti non sono ingombranti, né rappresentano un ostacolo. Dulcis in fundo: il sistema di riscaldamento a pavimento contribuisce a valorizzare l’immobile perché migliora la classe energetica della nostra abitazione. I tempi di manutenzione sono molto più lunghi rispetto ai termosifoni. Quando in casa ci sono caloriferi, è il caso di tinteggiare le pareti per coprire le macchie nere create dall’umidità.

E gli svantaggi?

Uno degli svantaggi dell’installazione di un impianto di riscaldamento a pavimento è sicuramente quello del costo iniziale. Un’altra spesa che va sostenuta è pure quella relativa al progetto che viene solitamente richiesto ad un tecnico competente oppure ad un architetto. Prima di procedere, infatti, bisogna mettere nero su bianco lo schema dell’impianto di riscaldamento, elencare il materiali da usare e pure il tipo di caldaia da abbinare. I prezzi di un sistema radiante dal basso possono aggirarsi intorno ai 70 – 110 euro al metro quadrato. Un altro lato negativo da tenere in considerazione è quello di possibili danni o malfunzionamenti. Se vengono rilevate criticità nell’impianto di riscaldamento, si potrebbe procedere con la rimozione di una parte della pavimentazione. Ed anche in questo caso bisognerà mettere mano al portafogli!

Questo sistema è compatibile con tutti i pavimenti?

L’impianto di riscaldamento a pavimento, nonostante le tante incertezze, è in realtà compatibile con quasi ogni tipo di pavimentazione. Parquet, gres, laminato e marmo sono stati ‘promossi’. Sicuramente la scelta del materiale deve essere fatta da una persona competente ed esperta in modo che venga poi abbinato il tipo di massetto giusto al sistema di riscaldamento da installare. Inutile dire che ci sono materiali dotati di una maggiore trasmittanza termica. Il legno, in quanto materiale vivo, trasmette meno calore se paragonato ad una piastrella di gres porcellanato. In caso, dunque, di parquet con impianto di riscaldamento a pavimento, è opportuno selezionare un tipo di materiale più resistente e stabile. I più idonei sono senza alcun dubbio il rovere, il doussiè, il teak, il merbau, e l’afromosia. Non vanno, invece, bene per l’installazione di un riscaldamento a pavimento i materiali in faggio, larice siberiano senza nodi, wengè e cabreuva.

La finitura rappresenta sicuramente un ostacolo alla diffusione di calore nell’ambiente domestico. La moquette non è indicata per un impianto di riscaldamento a pavimento in casa.

Senza alcun dubbio il materiale giusto per un tipo di riscaldamento che parte dal basso è quello del gres porcellanato: non c’è differenza per la grandezza delle piastrelle. Tale valore cambia a seconda del gusto dell’acquirente. Consigliata però una fuga ridotta sia per l’eleganza che conferisce alla pavimentazione che per il risparmio in termini energetici.

Un altro materiale molto utilizzato per questo sistema di riscaldamento, che risale comunque agli anni Cinquanta ma che sta vivendo il suo boom negli ultimi tempi, è il cotto. A differenziarlo dagli altri tipi di pavimentazione è il suo carattere naturale. Il cotto nasce dalla miscela di fuoco, aria, acqua e terra: viene adoperato solitamente come pavimentazione negli immobili rustici, ma anche in appartamenti più sofisticati. Il valore aggiunto è dato sicuramente dalla lavorazione artigianale. Inoltre il cotto, che viene posato con la calce e non con colle chimiche, non causa la dispersione di sostanze inquinanti. Il calore viene immesso nell’ambiente senza conseguenze negative per coloro che vivono in casa.

Il cotto viene posato sui pannelli riscaldati e questo tipo di operazione riesce a potenziare la capacità di conduzione del calore. Assenti componenti chimiche. Consigliate, comunque, le colle ecologiche per tutti gli altri tipi di pavimentazione.

L’impianto di riscaldamento a pavimento può essere installato ovunque?

Ebbene sì, l’impianto di riscaldamento a pavimento può essere installato in ogni ambiente. Nessun limite pure per la forma della stanza. C’è chi installa tali sistemi anche nelle camere da bagno dove sicuramente la rete di tubi appare più fitta. E’ naturale che i tecnici, prima di procedere con l’installazione del sistema, prendano in considerazione le caratteristiche dell’immobile in modo da valutarne pure le dispersioni termiche. Gli impianti di riscaldamento a pavimento sono consigliati soprattutto in immobili di nuova ristrutturazione o durante ristrutturazioni importanti. In questi ultimo caso, infatti, viene rifatto l’impianto idraulico e viene cambiata la pavimentazione.

Sistemi radianti a pavimento, a parete e a soffitto: quale scegliere?

I sistemi radianti a pavimento, a parete e a soffitto funzionano allo steso modo. Ci sono ovviamente delle differenze tra i tre tipi di impianti. Nei sistemi di riscaldamento a soffitto e a parete il calore si diffonde con maggiore celerità perché non c’è il massetto. Elemento, invece, presente nel caso di un impianto di riscaldamento a pavimento. Tutti e tre possono essere utilizzati sia per raffrescare l’aria che per riscaldarla. Inoltre possono essere abbinati ad impianti di deumidificazione in modo da ottenere un maggiore comfort ambientale.

Nel caso di un sistema a soffitto, durante la fase dell’installazione, sarà necessaria la realizzazione di una struttura di sostegno. Idraulico e operai dovranno lavorare insieme per un primo periodo di tempo. Nel caso, invece, di un impianto a parete, sicuramente bisognerà tener conto dell’arredamento. Sconsigliata ad esempio la collocazione di un armadio davanti alla parete riscaldata. Se optiamo per l’impianto di riscaldamento a pavimento ci troveremo dinanzi a meno ostacoli. Con la pavimentazione non si corre il rischio di problemi con mobili ed arredi vari.

Sistemi ad alta inerzia e a bassa inerzia: cosa c’è da sapere?

Se parliamo di impianto di riscaldamento a pavimento, appare fondamentale fare una distinzione tra sistemi ad alta inerzia e a bassa inerzia. I primi vengono realizzati per assicurare un tipo di riscaldamento che sia costante. Gli impianti ad alta inerzia li ritroviamo in alcune scuole, nelle fabbriche ma pure in case di cura per gli anziani. I sistemi, invece, caratterizzati da una basa inerzia sono stati creati in un secondo momento. Si tratta, infatti, di sistemi ideati negli ultimi anni e quindi più moderni. Si abbinano ad una sistemazione a secco. I sistemi a bassa inerzia vengono costruiti con prodotti prefabbricati: il massetto risulta molto più leggero così come lo spessore appare ridotto. Per gli esperti i sistemi a bassa inerzia sono più efficaci e richiedono meno tempo per l’installazione. Che facciamo, proviamo?

Sistemi a secco e ad umido: quali sono le differenze?

Se vogliamo installare un impianto di riscaldamento a pavimento, sono numerose le cose che dobbiamo sapere. E’ vero che bisogna rivolgersi a personale esperto e competente, ma è bene pure avere un’infarinatura di quanto sarà presente nelle nostre quattro mura. Una differenza importante è quella tra i sistemi ad umido e a secco. I primi richiedono tempi maggiori da quando scatta l’input della caldaia. I sistemi ad umido si presentano inoltre con un maggiore spessore e risultano caratterizzati da un’inerzia più grande rispetto ai cambiamenti di temperatura. Capita che gli impianti ad umido vadano incontro ad alcuni inconvenienti come i ritardi nell’accensione e nello spegnimento della caldaia.

Il sistema a secco risulta più facile sotto il punto di vista della gestione e assicura al contempo un maggiore risparmio energetico. Non sono stati inoltre registrati ritardi, come avviene invece per il sistema ad umido, nella risposta all’accensione e allo spegnimento della caldaia. Il massetto a secco viene adoperato nella maggior parte dei casi all’interno di strutture alberghiere ma anche dentro gli appartamenti. Questi sistemi sono caratterizzati da una temperatura di mandata inferiore rispetto a quella degli impianti ad umido. Il sistema a secco presenta anche una maggiore facilità nell’installazione: la posa non richiede tempo perché è assente la gettata. Un simile impianto può essere portato a termine anche nell’arco di un mese.

Se vogliamo ottenere risultati ancora più sconvolgenti, allora è il caso di abbinare tale impianto ad una pompa di calore. Il neo? Sicuramente il prezzo è maggiore. Parliamo approssimativamente di un costo doppio rispetto all’impianto caratterizzato da una gettata ad umido. E se vogliamo fare una sorta di preventivo, dobbiamo aggiungere pure i costi legati alla demolizione e allo smaltimento dei materiali, nonché le spese di cantiere.

Se ci si ritrova ad avere a che fare con un sistema con un massetto ad umido, ci potremmo anche imbattere in una difficoltà legata alla mescolatura del cemento. L’aspetto che non va sottovalutato è quello della qualità dei materiali e dell’esperienza del personale. Questi lavori vanno eseguiti da chi è competente in materia e conosce, dunque, il tipo di inerti utilizzati, quanta acqua è stata immessa, il dosaggio del cemento e la resistenza del massetto.

Per una buona riuscita della posa dell’impianto ci sono pure gli additivi fluidificanti. Questi prodotti vengono inseriti nell’impasto quando è ancora in uno stato liquido. Un’operazione volta ad assicurare maggiore conducibilità termica ma anche a migliorare il rapporto tra acqua e cemento. Infine, occhio pure ai massetti pre-miscelati. Rispetto agli altri sono composti di fibre metalliche ed è questo il motivo per il quale non vanno aggiunti additivi, né reti di armatura. Le ditte solitamente procedono, aprendo il sacco direttamente nell’impastatrice e poi mescolando il tutto con la dose d’acqua giusta. I massetti pre-miscelati sono dotati di un’alta conducibilità termica.

Quanto tempo ci vuole per installare un impianto di riscaldamento a pavimento?

La velocità di installazione di un impianto di riscaldamento a pavimento varia a seconda del tipo di sistema scelto. La fase iniziale, soprattutto, risulta uguale per tutti gli impianti. I tempi poi cambiano in base alla grandezza della stanza. La prima fase sarà caratterizzata dalla presenza di sonde in tutte le stanze e dalla realizzazione degli intonaci. Si passa poi all’installazione dei pannelli isolanti, della fascia perimetrale e delle tubature.

Una coppia di operai esperti è in grado di montare circa 80 metri quadrati al giorno. Se gli ambienti domestici sono piccoli e tanti, allora si impiegherà più tempo.

Solo dopo aver posato i tubi, sarà il momento di procedere con il carico dell’acqua. Attenzione, prima bisogna togliere l’aria dalle tubazioni. L’impianto va poi messo in pressione per circa due giorni: attraverso il manometro ci si renderà conto se l’operazione sta procedendo bene. Scongiurata, infatti, la presenza delle infiltrazioni nell’impianto, si potrà andare avanti con la realizzazione del massetto di sottofondo. In base alla qualità dei prodotti, si potrà incollare il pavimento. Quello in ceramica può essere posizionato pure dopo una settimana dalla realizzazione del massetto.

Quanto costa un impianto di riscaldamento a pavimento?

Il costo di un impianto di riscaldamento a pavimento varia a seconda del tipo di sistema che abbiamo scelto. Inoltre il prezzo differisce se ci troviamo ad affrontare una ristrutturazione in quanto sono presenti maggiori vincoli e quindi ostacoli. Le spese dipendono, dunque, dal materiale selezionato e dalla manodopera. La differenza tra un impianto tradizionale con i termosifoni e un impianto di riscaldamento a pavimento in un appartamento di circa 80 metri quadrati è del 30 per cento. Il costo è superiore quando installiamo il pavimento radiante.

Come fare per regolare l’impianto?

Un impianto di riscaldamento a pavimento può essere regolato durante la giornata. Sono due i sistemi che solitamente utilizziamo quando parliamo di termoregolazione:

  • regolazione a punto fisso: la temperatura di mandata è indipendente rispetto alla temperatura esterna. Viene fissata, dunque, senza tener conto delle condizioni meteo esterne.
  • regolazione climatica: la temperatura di mandata è legata alla temperatura esterna.
Non dobbiamo però trascurare anche l’opportunità di poter regolare la temperatura in ogni stanza grazie all’utilizzo di un termostato. L’apparecchio sarà collegato all’impianto di riscaldamento e potrà assicurare un clima confortevole nelle camere di casa. Per ottenere un risparmio energetico, il consiglio è non spegnere il riscaldamento completamente. E’ preferibile, infatti, non far calare troppo la temperatura all’interno di un appartamento. Una ‘ricetta’ valida pure se in casa abbiamo i termosifoni.

A tenderci la mano negli ultimi anni sono soprattutto i massetti performanti. Questi ci consentono di poter gestire al meglio la temperatura di un impianto di riscaldamento a pavimento. In che modo? E’ possibile alternare la fase dell’accensione a quella in cui la temperatura viene leggermente abbassata, senza però spegnere il sistema di riscaldamento. Possiamo infatti impostare l’impianto facendo sì che non vada mai sotto i 16 gradi quando gli inquilini non sono a casa.

L’impianto di riscaldamento a pavimento non è indicato per chi soffre di problemi di circolazione?

Impianto di riscaldamento a pavimento e problemi di circolazione alle gambe: c’è un conflitto? Assolutamente no. Chi soffre di problemi agli arti inferiori può tranquillamente convivere con un pavimento radiante in quanto la temperatura della superficie non va oltre i 25 gradi. C’è da dire, inoltre, che rispetto al sistema classico di riscaldamento, che prevede la presenza dei termosifoni in casa, l’impianto di riscaldamento a pavimento non è caratterizzato da polvere. La presenza di un isolante alla base dell’impianto genera anche dei miglioramenti sul fronte dell’isolamento termico.

Sul fronte manutentivo, è chiaro che sia necessario procedere con un intervento a cadenza regolare. I controlli servono a scongiurare problemi alla caldaia e ad assicurare disagi sul fronte dei consumi. Per un impianto di riscaldamento a pavimento gli occhi devono essere tutti concentrati sui collettori e sulle pompe di circolazione.

Pavimento radiante e salute: cos’è successo in passato?

Se nel paragrafo precedente abbiamo scongiurato l’aggravarsi dei problemi di circolazione alle gambe in caso di installazione di pavimento radiante in casa, non dobbiamo dimenticare che in passato qualcosa è capitato. Negli anni Sessanta, infatti, la temperatura dell’acqua che circolava nei tubi era molto alta ed arrivava intorno ai 50, 60 gradi. Il pavimento raggiungeva così una temperatura elevata tanto da causare danni alla salute delle persone che già soffrivano di gonfiore agli arti inferiori. L’alta temperatura provocava infatti ulteriori dilatazioni delle vene delle gambe. Un pericolo che oggi è stato completamente scongiurato in quanto l’impianto funziona con una temperatura bassa e i materiali utilizzati sono di una qualità migliore.

Pompe di calore e impianto di riscaldamento a pavimento: un giusto abbinamento?

Le pompe di calore risultano ideali per gli impianti di riscaldamento a pavimento. A renderle perfette è il funzionamento a bassa temperatura. Si tratta, inoltre, di prodotti da tenere in considerazione perché non fanno uso di combustibili fossili. Non c’è infatti pericolo di scoppio ed incendio. Assenti pure i gas nocivi. Abbinare un impianto di riscaldamento a pavimento alle pompe di calore significa anche valorizzare il nostro appartamento. Vi starete chiedendo il perché. Semplice, l’attuale normativa prevede che si faccia ricorso all’energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili.

Le pompe di calore vengono definite una tecnologia funzionale per ottenere un adeguato risparmio energetico e per garantire la tutela dell’ambiente. Rispetto ai classici termosifoni si parla di un risparmio energetico che va dal 40 al 70 per cento. Il 75 per cento dell’energia per alimentare una pompa di calore deriva dall’ambiente circostante, mentre soltanto il 25 per cento dall’energia elettrica. Le pompe di calore, inoltre, servono – oltre a riscaldare e a raffrescare l’ambiente – a produrre acqua calda sanitaria, prendendo come punto di riferimento le fonti rinnovabili. E’ il sole a rendere l’energia recuperata dall’esterno una fonte sempre rinnovabile. Le pompe di calore possono essere alimentare pure con l’energia elettrica: in questi casi sono caratterizzati da un’indipendente energetica totale.

Sul mercato esistono vari tipi di pompe di calore che possiamo abbinare all’impianto di riscaldamento a pavimento. Le pompe di calore aria-acqua riescono a ricavare il calore che è presente nell’aria e poi a cederlo all’acqua del sistema di riscaldamento. Ciò avviene pure quando le temperature sono basse. Le pompe di calore geotermiche assorbono l’energia dal terreno o anche dall’acqua fredda. Questi prodotti riescono ad assicurare ottimi e stabili risultati poiché le oscillazioni termiche del sottosuolo sono basse. Le pompe di calore per la produzione di acqua sanitaria utilizzano l’energia aerotermica per riscaldare l’acqua. Il liquido è contenuto in un serbatoio dalla capacità di 100-300 litri.

Caldo e freddo: distribuzione in maniera statica o ventilata?

La distribuzione del caldo e del freddo con le pompe di calore può avvenire sia in modo statico che ventilato. I due sistemi utilizzati sono rispettivamente i pannelli radianti nel primo caso, mentre i ventilconvettori nel caso in cui ci sia riscaldamento o raffrescamento ventilato. Ma qual è la differenza tra queste due realtà? Riscaldare o raffreddare casa con i pannelli radianti equivale a cedere e ad assorbire calore mediante il pavimento, le pareti e il soffitto. I tubi, che sono poi percorsi da acqua, vengono posati sotto la pavimentazione; il funzionamento del sistema avviene per irraggiamento.

Nel caso, invece, di riscaldamento e raffrescamento ventilato, l’aria passa in uno scambiatore di calore dove circola l’acqua. Questi sistemi garantiscono una risposta veloce e possono essere usati sia durante la stagione invernale che estiva così come i pannelli radianti. Anche con i ventilconvettori non sarà necessario installare in casa i condizionatori quando la temperatura esterna sale.

Perché scegliere le pompe di calore?

Scegliere una pompa di calore da abbinare ad un impianto di riscaldamento a pavimento è una soluzione ideale per chi voglia ottenere un vantaggio di natura economica. Questo sistema garantisce, infatti, un risparmio sulla bolletta fino al 70 per cento. Inoltre è prevista una detrazione Irpef del 65 per cento. L’assenza di gas in casa è un secondo punto a favore: le pompe di calore non hanno bisogno di alcun allaccio di gas, né presentano un serbatoio con sostante pericolose. Risultano anche facili da installare ed entrano in funzione subito dopo. Le pompe di calore sono dotate, infatti, già di collegamenti meccanici ed elettrici. I produttori presentano inoltre un certificato di garanzia per le pompe di calore e assicurano l’assistenza tecnica in caso di problemi.

Impianti a pavimento e normativa: cosa occorre sapere?

Secondo quanto previsto dalla normativa vigente, la temperatura superficiale della pavimentazione non deve essere superiore ai 29 gradi in caso di pavimento radiante nelle stanze di soggiorno. Questi sistemi di riscaldamento riescono a garantire un clima interno sano e stabile: assenti gli sbalzi di temperatura e comfort abitativo assicurato. Con l’impianto di riscaldamento a pavimento non ci sono, inoltre, movimenti dell’aria e dunque risultano assenti le polveri. Gli inquilini di casa non avranno problemi alle vie respiratorie, né allergie. Fenomeno sempre più dilagante quando in casa ci sono, invece, i radiatori: la polvere si accumula all’altezza dei caloriferi e il segnale evidente è a presenza di questi “baffi” neri.

Impianto di riscaldamento a pavimento con o senza massa termica?

L’impianto di riscaldamento a pavimento può essere collegato ad una massa termica. Ma attenzione, non è una scelta obbligata per chi decide di avere in casa un pavimento radiante. La massa termica, caratterizzata da calcestruzzo intorno ai tubi della pavimentazione (installazione umida), serve nei casi in cui il calore sia generato in un momento diverso rispetto alle esigenze di chi vive nell’appartamento. Questi elementi si possono paragonare agli impianti solari termici che riscaldano l’acqua durante le ore del giorno. C’è anche un altro tipo di installazione che è quella “a secco”: nei tubi scorre sempre l’acqua. Nei casi in cui, invece, il pavimento radiante sia privo di massa termica, allora i tempi di risposta saranno più veloci. Inoltre la temperatura radiante sarà legata ad un termostato. Gli impianti di riscaldamento a pavimento senza massa termica sono meno costosi. L’installazione sarà sicuramente più rapida e il materiale da utilizzare più ridotto.

Come umidificare casa con l’impianto di riscaldamento a pavimento?

Come umidificare l’aria quando abbiamo in casa un impianto di riscaldamento a pavimento? La risposta è semplice: prendiamo un umidificatore. Questo apparecchio elettrico genera vapore acqueo per mantenere il livello di umidità corretto nell’aria. L’umidificatore risulta, dunque, un nostro compagno fidato in caso di installazione del riscaldamento a pavimento. Si tratta di uno strumento utile anche per far fronte a possibili problemi alle vie respiratorie. Ma vediamo pure come funziona. La quantità d’acqua che si mette nel serbatoio regola l’erogazione del vapore. Ognuno comunque può scegliere, in basse alle esigenze, il flusso di vapore che si preferisce.

L’erogazione di vapore dura di più quando c’è una maggiore quantità di acqua all’interno del serbatoio. Scegliere un umidificatore significa fronteggiare una percentuale di umidità troppo bassa. Un sistema, dunque, indispensabile per chi voglia umidificare l’aria in presenza di un pavimento radiante.

Gli umidificatori a caldo e a freddo: qual è l’opzione giusta?

Una volta compreso che gli umidificatori possono essere validi alleati quando in casa è presente un impianto di riscaldamento a pavimento, il secondo passo sarà scegliere tra quelli a caldo e a freddo. Vediamo insieme quali sono le differenze principali. Se acquistiamo umidificatori, detti “a caldo”, la produzione del vapore dipenderà dall’ebollizione dell’acqua. Sotto la lente ci sarà un processo detto resistenza elettrica. Il vapore viene definito sterile: sono del tutto assenti i rischi legati alla proliferazione di batteri. Con gli umidificatori “a freddo”, invece, l’evaporazione si ottiene mediante l’ausilio dei nebulizzatori ultrasonici. Parliamo di strumenti che devono essere disinfettati ogni giorno. In molti consigliano l’utilizzo di amuchina. E se invece vogliamo regolare il tasso di umidità, allora sarà il caso di installare in casa un deumidificatore. Questo sistema sarà funzionale per fronteggiare la formazione di muffa che – sappiamo bene – è un nemico per la nostra salute.

Riscaldamento a pavimento in fibra di carbonio: quali sono i vantaggi?

Negli ultimi anni uno degli impianti di riscaldamento più moderni è quello caratterizzato dalla pavimentazione in fibra di carbonio. Parliamo di un materiale ecologico, che può essere riciclato. Questo abbinamento serve soprattutto ad aprire la strada verso un tipo di riscaldamento sempre più eco-sostenibile. Se poi si opta per un’alimentazione a pannelli fotovoltaici, avremo sicuramente stravinto. Che aspettare allora? Il carbonio, a differenza di altri materiali, non si consuma con il passare degli anni. E’ questo il motivo per il quale i materiali realizzati in carbonio durano tanto e risultano efficienti nonostante il passare degli anni.

I vantaggi di un impianto di riscaldamento a pavimento in fibra di carbonio sono davvero tanti e fanno riferimento quasi tutti alla resa termica. Il carbonio presenta, infatti, una densità maggiore rispetto a quella del rame (parliamo di ben 4 volte superiore); è efficiente ad ogni temperatura ed è privo di inerzia termica. Il carbonio presenta pure una resistività di 2.058 volte superiore al rame. Questo materiale – sempre se paragonato al rame – assorbe meno della metà del calore e ne rilascia molto di più. Il carbonio non causa effetti nocivi per la salute dell’uomo perché non genera campi magnetici. Da non sottovalutare nemmeno il suo aspetto flessibile. Il carbonio, infatti, non cambia sul fronte delle dimensioni in base alla temperatura. E’ possibile realizzare pannelli di diversa lunghezza in modo semplice e pratico.

Impianto di riscaldamento a pavimento e pannelli solari termodinamici: perché sceglierli?

Perché abbinare un impianto di riscaldamento a pavimento ai pannelli solari termodinamici? La risposta ci stupirà. I pannelli solari termodinamici sono funzionali pure durante le giornate di pioggia e quando è notte. Funzionano, dunque, anche in assenza di luce. Il maltempo non è affatto un nostro nemico. I pannelli solari termodinamici, inoltre, producono acqua calda ad una temperatura di circa 50, 60 gradi. Negli ultimi anni sono stati utilizzati pure per la realizzazione di piscine o come ausilio dei termosifoni in alluminio.

Completamente diverso il funzionamento dei caloriferi in ghisa, che possono essere di supporto alla caldaia di casa, senza però poterla sostituire mai. Un impianto solare termodinamico è caratterizzato da un gruppo termodinamico compatto, da pannelli evaporatori, che saranno collocati fuori casa e da un accumulo d’acqua. La potenza di questo sistema è di 7 kW fino ad un massimo di 54 kW se parliamo di un impianto composti da 4 a 40 pannelli termodinamici.

Scegliere di installare un impianto di  riscaldamento a pavimento con il solare termodinamico significa voler beneficiare di vantaggi economici e soprattutto di comodità. I pannelli evaporatori hanno la funzione di assorbire ogni tipo di energia presente nell’ambiente per poi convertirla in acqua calda sufficiente per il funzionamento di un impianto di riscaldamento a pavimento. I pannelli termodinamici sono esposti direttamente alla luce del sole e sono soggetti alle condizioni climatiche esterne. Il loro compito è catturare l’energia disponibile.

L’impianto di riscaldamento a pavimento, collegato ai pannelli solari termodinamici, risulta avere risultati più efficienti rispetto alle pompe di calore. Perché? Il merito è sicuramente dell’energia prodotta non solo dall’irradiazione solare, ma anche dal vento e dalla pioggia. Dopo aver assorbito l’energia, quest’ultima viene immessa nelle tubature tramite un condensatore. Il sistema termodinamico inoltre viene considerato ideale anche per la produzione di acqua calda sanitaria. Presenta un costo più basso di funzionamento rispetto al metano, gpl, gasolio, carbone, legno, pellet.

Il sistema dotato di pannelli solari termodinamici è tra i più efficienti per la produzione di acqua calda sanitaria, ma risulta tra i più convenienti pure per il riscaldamento ambientale. Viene associato sia ai termosifoni in alluminio che al pavimento radiante. I pannelli termodinamici, abbinati al riscaldamento a pavimento, possono far ottenere agli inquilini di casa un risparmio sulle bollette energetiche dell’80 per cento.

Le alte prestazioni di questo sistema fanno sì che anche il consumo di corrente elettrica risulti molto più basso. Il coefficiente di prestazione (Cop) di un impianto solare termodinamico è compreso tra i 2,00 ed un massimo di 8,24 per i sistemi di riscaldamento. Il valore cambia in base alla quantità dei pannelli, all’esposizione e al modello utilizzato. Cambia il coefficiente di prestazione quando viene, invece, prodotta l’acqua calda sanitaria: in questo caso il valore è compreso tra 3,25 ed un massimo di 6,44 nei sistemi per acqua calda sanitaria. Uno dei motivi comunque per cui viene indicato il solare termodinamico quale soluzione ideale per il riscaldamento di un appartamento è che l’ambiente e le pareti saranno sempre fonti di calore. Questo sistema non permetterà mai il raffreddamento dell’abitazione. La coppia riscaldamento a pavimento e solare termodinamico è dunque fondamentale soprattutto quando la temperatura scende di parecchio in inverno.

E cosa succede per l’acqua calda sanitaria? Non vi preoccupate, se il termometro dovesse scendere oltre i cinque gradi, il sistema si fermerà. L’acqua, contenuta nel bollitore, resterà alla stessa temperatura. Non ci sarà alcuna variazione ma si consiglia l’acquisto di una caldaia per supportare il sistema di riscaldamento. Finita la “tempesta”, una volta risalita la temperatura, tutto tornerà regolare. Il sistema solare termodinamico partirà di nuovo.

Un impianto solare termodinamico funziona in modo efficiente quando le temperature risultano superiori ai 5 gradi. Se il termometro cala, il sistema si ferma. Il dato che può renderci più tranquilli è che la temperatura, nella zona dei tetti e dei muri, è sempre più alta rispetto a quella esterna. Chi vuole mantenere una temperatura più alta dell’acqua, può far partire la caldaia tradizionale con un minor delta di temperatura da riscaldare. In questo modo riusciremo ad ottenere pure un consumo di gas più basso.

Riscaldamento sostenibile e solari termodinamici: si può fare?

Case eco-sostenibili con i solari termodinamici: un progetto realizzabile soprattutto negli ultimi anni. Tali sistemi vengono infatti scelti per garantire un comfort maggiore tra le quattro mura e soprattutto assicurare una maggiore tutela dell’ambiente. “RhOME for denCity”  ha ottenuto il premio internazionale di bioarchitettura “Solar Decathlon” ideato dal Dipartimento di Energia degli Usa. Si tratta di una proposta green italiana che si è imposta sulla scena internazionale ai fini di dare vita ad una nuova sostenibilità ambientale e al contempo di ottimizzare le risorse climatiche e i materiali che sono disponibili.

Ecco perché si punta all’inserimento dei pannelli solari termodinamici. Due le finalità principali di questo sistema: da un lato è funzionale per la produzione di acqua calda, dall’altro può essere considerato come parapetto della veranda. Ma non va dimenticato un terzo aspetto quando si parla di sistema solare termodinamico: questo impianto può essere utilizzato anche per la produzione di energia termica. Se installiamo, dunque, un impianto fotovoltaico possiamo rendere la nostra abitazione quasi del tutto autonoma dal punto di vista energetico.

La capacità e la funzionalità di questi sistemi, dotati di tecnologia termodinamica in ambito domestico, ma anche per altri tipi di contesti, vengono valorizzati proprio da progetti e proposte incentrate sulla sostenibilità ambientale e sull’efficienza energetica. Non dobbiamo dimenticare ad esempio il piano destinatario del riconoscimento internazionale come Solar Decathlon.

Qual è il blocco termodinamico perfetto per il riscaldamento a pavimento?

Qual è il blocco termodinamico perfetto per un riscaldamento a pavimento? Partiamo pure dal fatto che le parti principali di un sistema termodinamico, capace di riscaldare un ambiente, sono i solar block. Il blocco termodinamico è infatti fondamentale in tema di riscaldamento e risulta la componente principale del sistema. Sulla stessa lunghezza d’onda ci sono pure i pannelli evaporatori esterni capaci di fornire potenza termica. Indispensabile, inoltre, anche un possibile accumulo nei casi in cui si cerchi di ottenere maggiori vantaggi del sistema e si opti al contempo anche per la produzione di acqua calda sanitaria

Le taglie variano in base al numero dei pannelli evaporatori esterni. Possiamo partire da un un minimo di 6 ad un massimo di 40 se le potenze termiche sono comprese rispettivamente tra 7500 a 54600 W. Non c’è dubbio, quindi, il solare termodinamico, abbinato ad impianti di riscaldamento a pavimento, ha un rendimento migliore. Può essere inoltre utilizzato pure con altri sistemi di riscaldamento. Non è raro ritrovare il solare termodinamico collegato ai ventilconvettori e ad impianti radianti formati da elementi in alluminio. Nell’ultimo esempio va ricordato che la temperatura di mandata non deve andare oltre solitamente i 55°C.

Impianto di riscaldamento a pavimento e alghe: come pulirlo?

Le alghe sono un acerrimo nemico dell’impianto di riscaldamento a pavimento. La pulizia di questo sistema è dunque un’operazione importante e funzionale. L’intervento manutentivo è volto ad assicurare un perfetto funzionamento dell’impianto e soprattutto a prevenire simili criticità. Non va trascurato nemmeno l’aspetto puramente tecnico; la pulizia di un impianto di riscaldamento è utile pure per ridurre consumi di combustibile, oltre che per favorire la riduzione delle emissioni atmosferiche. La scelta giusta che permette dunque di rispettare quelli che sono gli obblighi di legge in materia.

Non sarà difficile trovarsi, quindi, a fronteggiare le alghe se in casa si ha un impianto di riscaldamento a pavimento. Come dobbiamo muoverci? Il primo passo è acquistare apparecchi e prodotti giusti per scongiurare quanto prima il problema. Ci sono strumenti moderni che sono stati capaci di debellare la presenza delle alghe nei sistemi di riscaldamento. Due le tecniche da utilizzare in caso di presenza di alghe nell’impianto: la prima prevede l’uso di una pompa esterna, la seconda l’utilizzo di un circolatore. Il circolatore è uno strumento inglobato nel pavimento stesso.

Ma andiamo per ordine e partiamo dall’uso della pompa esterna per la pulizia di un impianto di riscaldamento a pavimento. Fare uso di questa tecnica, significa dover ricorrere al lavoro di operai specializzati. Non ci stancheremo mai di dirlo e di ripeterlo, la manutenzione di un sistema di riscaldamento va eseguita da personale competente e qualificato. L’utilizzo di una pompa esterna è un’operazione di manutenzione molto facile e sbrigativa. L’aspetto più importante è garantito dalla temperatura di sterilizzazione che riesce ad operare con ottimi risultati: non deve andare oltre li 85 gradi centigradi.

La pompa esterna presenta una capacità di circa 50 litri. Si tratta di una caratteristica importante che la rende utile pure in caso di impiego in appartamento o in edifici molto grandi. Non ci sono problemi infatti per le ampie quadrature. La pompa esterna reagisce bene agli acidi che sono inoltre necessari per eliminare le alghe. La procedura, che dovrà essere realizzata dai tecnici, è comunque molto semplice: il primo passo consiste nello svuotare tutto l’impianto con l’ausilio appunto della pompa esterna. Il secondo step, invece, prevede l’operazione opposta, ovvero l’impianto di riscaldamento a pavimento viene inondato. All’acqua va aggiunto pure il quantitativo necessario di acido per eliminare le alghe presenti.

Ma come si vengono a formare le alghe negli impianti di riscaldamento a pavimento? Sono le temperature abbastanza alte a favorirne la comparsa. Ecco perché questa operazione con la pompa esterna va eseguita seguendo i nostri suggerimenti. C’è chi provvede pure con delle tecniche fai da te: come? Acquista una pompa esterna ed una serie di prodotti consigliati dal brand produttore. Noi suggeriamo di rivolgervi sempre ad un personale competente. Talvolta un lavoro di pulizia eccellente può dare una garanzia pure di dieci anni. Si paga dunque l’operaio qualificato ma in cambio si ottiene un risultato che durerà nel tempo. Diverso, invece, se l’intervento manutentivo viene seguito senza le istruzioni e la competenza del caso.

La seconda tecnica di pulizia di un impianto di riscaldamento a pavimento prevede l’uso del circolatore per far fronte alla formazione delle alghe. Un fenomeno – come detto in precedenza – ricorrente quando si alza la temperatura. Il circolatore è uno strumento già immesso nella pavimentazione quando viene installato l’impianto. L’apparecchio, infatti, viene installato unitamente alle condotte e risulta meno efficace rispetto alla pompa esterna che è caratterizzata da un’azione manuale. Ciò non vuol dire che non sia utile. Anzi, il circolatore si rivela comunque funzionale, ma dobbiamo far presente che il tempo di lavorazione si allunga notevolmente. Spesso un simile intervento, realizzato con un circolatore e non con una pompa esterna, può avere una durata pure di dieci giorni.

I tempi ovviamente cambiano anche a seconda della grandezza dell’edificio in cui è stato installato un impianto di riscaldamento a pavimento. Occhi aperti pure per i prodotti da utilizzare per la pulizia. Anche in questo caso bisognerà rivolgersi al tecnico specializzato per avere i giusti consigli. Solo un intervento di manutenzione ordinaria, realizzato da operai esperti e con una spesa minima, consentirà a tutti di poter fruire di un impianto funzionale per anni. Prodotti e apparecchi giusti, dunque: è questa la ricetta da tenere bene a mente.

Come eliminare fango e alghe dall’impianto radiante? Il filmato a cura di DeuMarine