Riscaldamento a pavimento: guida completa

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Da tutti considerato come una novità degli ultimi tempi, l’impianto di riscaldamento a pavimento in realtà risale agli anni Cinquanta. Già allora fu considerato un sistema originale e soprattutto funzionale. In passato furono registrati alcuni problemi legati alle temperature troppo alte a livello del pavimento o alla termoregolazione non adeguata: in tanti infatti manifestarono malesseri alle gambe e mal di testa frequenti. Inconvenienti scomparsi con il passare del tempo grazie a sistemi sempre più moderni e a materiali di qualità. Oggi l’impianto di riscaldamento a pavimento rappresenta una soluzione ideale per chi voglia riscaldare casa e al contempo ottenere un risparmio sulla bolletta.

Gli impianti di riscaldamento a pavimento

I sistemi di riscaldamento tradizionali funzionano grazie ai moti convettivi dell’aria. Parliamo dei classici termosifoni che vengono installati in più zone dell’appartamento in modo da rendere l’ambiente caldo. L’aria dai radiatori sale verso l’alto perché risulta più leggera. Spesso, insieme all’aria, si innalza però anche la polvere. Un chiaro segnale di tale fenomeno è la presenza delle macchie nere in prossimità dei caloriferi.

In tanti utilizzano gli umidificatori vicino ai radiatori allo scopo di reidratare l’aria e di far fronte a disagi legati ad un grado di umidità diverso rispetto a quello previsto. Il consiglio delle nonne è quello di aprire le finestre per far arieggiare la stanza. Questo suggerimento, sebbene sia positivo da un lato, dall’altro causa una notevole perdita di calore e allo stesso tempo un consumo energetico più alto.

Sul fronte opposto ci sono i sistemi di riscaldamento a pavimento, che a differenza dei termosifoni non producono alcun movimento dell’aria. La distribuzione del calore in un impianto di riscaldamento a pavimento si verifica tramite l’irraggiamento. Nel caso dei termosifoni e dei radiatori si parla del principio della convenzione. Con gli impianti di riscaldamento a pavimento il calore viene distribuito in modo uniforme; gli sbalzi termici e le dispersioni vengono scongiurati.

Gli impianti di riscaldamento a pavimento vengono considerati più igienici perché non sollevano la polvere. L’intera apparecchiatura viene collocata sotto il pavimento. A differenza dei termosifoni, dunque, che mettono in circolazione pure la polvere, creando disagi a chi soffre di allergia, questi sistemi hanno effetti positivi sul corpo. Il calore dal basso si distribuisce in maniera uniforme nell’ambiente circostante. Ed ecco che ci si ritrova di fronte ad un notevole risparmio energetico, ad una grossa diminuzione del numero di acari sui materassi e sulla moquette e ad una qualità dell’aria sicuramente migliore.

Comfort ambientale, giusto livello di umidità e costi energetici più bassi rispetto al sistema di riscaldamento tradizionale. Sono queste le motivazioni che hanno spinto tanti italiani ad installare questi impianti nelle abitazioni. Solitamente si tratta di case di recente costruzione o di interventi di ristrutturazione.

Impianto di riscaldamento a pavimento: stratigrafia e inerzia termica

Il sistema di riscaldamento a pavimento è caratterizzato da più strati. Partiamo dal pre-massetto su cui vengono posizionati i pannelli isolanti. A questi ultimi colleghiamo una serie di tubazioni flessibili. Terminato il collaudo, si procede con l’ancoraggio dei tubi nel massetto di posa. Sarà questo poi ad ospitare il rivestimento finale della pavimentazione.

Per la sua elevata inerzia termica l’impianto di riscaldamento a pavimento ha bisogno di un’accensione continuata. Sconsigliate, infatti, l’accensione e lo spegnimento in meno di 24 ore. Per riscaldare il massetto serve un arco di tempo di 24/36 ore

Oltre all’impianto radiante esistono pure altri tipi di installazione: a parete, a soffitto e a battiscopa.

Il filmato a cura di Valsir

Funzionamento dell’impianto e isolamento acustico

L’acqua arriva alla caldaia e qui è sottoposta ad una termoregolazione adeguata. Una volta raggiunta una nuova temperatura, l’acqua attraversa delle apposite serpentine che sono state collocate nelle solette dei vari ambienti dell’appartamento.

Con un impianto radiante la diffusione del caldo e del freddo – dalle serpentine al pavimento – avviene mediante conduzione. Subito dopo il calore o il senso di raffrescamento passano all’aria circostante. I pannelli isolanti, su cui vengono poggiati i tubi che portano l’acqua, garantiscono una giusta termoregolazione, impedendo dunque una dispersione del calore.

Soffermiamoci sull’aspetto tecnico: il sistema è caratterizzato da un reticolo di tubi riscaldanti (polietilene), fissati su pannelli di isolamento termico lisci o sagomati, posati a loro volta sul solaio e ricoperti da un massetto su cui si realizza il pavimento.

Spesso i pannelli isolanti presentano come proprietà solo quella dell’isolamento termico. In questi casi si dovrà fare i conti con i rumori del calpestio in quanto non ci saranno benefici sul fronte dell’isolamento acustico.

Soprattutto negli impianti più moderni il pavimento che contiene l’intero sistema prende nome di “galleggiante”: la pavimentazione è leggermente più elevata se confrontata con la soletta di origine, caratterizzata dai pannelli. Questi ultimi si possono smontare con facilità qualora fosse necessario per procedere con riparazioni, ispezioni e controlli. Con l’impianto “galleggiante” un altro beneficio per i fruitori sarà quello dell’isolamento acustico.

Le tubature per un efficiente impianto di riscaldamento presentano delle caratteristiche specifiche: la flessibilità, l’indeformabilità, la resistenza a temperatura di mandata fino a 70 gradi, la resistenza ad una pressione di esercizio fino a tre bar.

Pannelli e tubature

Sono numerosi gli impianti di riscaldamento a pavimento presenti sul mercato. Le tipologie di sistema cambiano a seconda delle caratteristiche, dei materiali usati e delle prestazioni. Diversi pure i pannelli che si possono utilizzare per contenere le tubazioni. Scopriamo insieme le differenze.

  • Pannello con foglia riflettente: il suo formato è di 50x100x3h e presenta una densità di 30 chilogrammi per metro cubo. Questo pannello è caratterizzato da uno strato di polistirene a cellula chiusa e da un foglio di alluminio riflettente. Da tale elemento deriva infatti il suo nome.
  • Pannello con percorsi preformati: rispetto al primo presenta misure più contenute
    pari a 98,5×98,5×2,8h. Inferiore pure la densità pari a 27 chilogrammi per metro cubo. Il pannello con percorsi preformati è caratterizzato da uno strato di polistirene a cellula chiusa e da un preformato incollato in poliuretano espanso, dallo spessore di 2 centimetri. Quest’ultimo è finalizzato all’inserimento dei tubi.
  • Sistema capillare: presenta uno spessore complessivo di un centimetro. Nonostante ciò il sistema capillare riesce a garantire prestazioni uguali a quelle di un sistema più spesso.
Gli impianti di riscaldamento a pavimento possono differenziarsi tra loro non solo per i pannelli ma anche per la disposizione dei tubi. La posizione delle tubature verrà stabilita in fase di progettazione. Ad ogni tubatura si affiancherà il pannello più adatto.

Se scegliamo il pannello a foglia riflettente, gli esperti ci spingeranno ad optare per la posa a serpentina. In questo modo, infatti, verranno alimentate prima le spire esterne e poi quelle interne. Assicurata una maggiore temperatura nelle fasce perimetrali dell’ambiente ritenute più fredde. Se gli operai utilizzeranno un pannello con percorsi preformati, allora per le tubature sarà ideale la disposizione a chiocciola. Questa accoppiata assicurerà una distribuzione del calore più uniforme. In caso di sistema capillare risulta, invece, indicato il percorso rettilineo: i tubi principali vengono fissati in una scanalatura a pavimento e poi saldati.

Ma come vengono alimentati i tubi del riscaldamento a pavimento? Questa è una delle domande più ricorrenti che viene formulata dai neofiti. La caldaia, infatti, non è l’unico sistema che alimenta questa forma di climatizzazione. I sistemi più nuovi si avvalgono di diverse alimentazioni rispetto alla classica caldaia: pannelli solari, energia geotermica, pompe di calore. In termini di efficienza e di risparmio energetico i risultati sono strabilianti.

Il video di Techinbio

Montaggio e posa dell’impianto di riscaldamento a pavimento

Una volta che abbiamo scelto il tipo di pannello da utilizzare e con quale distribuzione delle tubature procedere, non resta che installare una barriera all’umidità. Questo passaggio va fatto solo se necessario. Si passa poi al posizionamento dei collettori in acciaio o nel caso all’uso di kit di regolazione nelle nicchie che verranno create appositamente. I collettori o i kit all’impianto idraulico vengono collegati alla caldaia o ad altri tipo di alimentazione (pompe di calore, pannelli solari). I tecnici adopereranno gli intonaci per proteggere i collettori e all’altezza degli elementi perimetrali verrà posizionata una cornice. Sarà la cornice ad accogliere i pannelli isolanti.

Prima di avviare i lavori di posa dell’impianto è necessario procedere con alcune verifiche. Prima di tutto c’è da controllare che siano state rispettate tutte le regole. Solo così procedimento non presenterà alcun tipo di problema. In primis vanno tolti calcinacci, residui di cantiere ed elementi che possano essere da ostacolo agli operai.

In caso di presenza di avvallamenti sarà necessario livellare il suolo. E’ consigliato l’uso di sabbia leggermente umida.

Anche il massetto di copertura degli impianti idrotermici ed elettrici va livellato. E’ un passaggio importante per garantire che il calore venga trasmesso in modo uniforme. Riflettori accesi pure sul solaio. E’ necessario togliere ogni forma di incrostazione che possa danneggiare la posa del pannello isolante. In alcuni casi infatti la peggiore conseguenza potrebbe essere quella della comparsa delle fessure nel getto.

Installazione del pavimento radiante: il video di Giacomini

I collettori di distribuzione dell’impianto

Stiamo andando per fasi. Il secondo step prevede il montaggio dei collettori di distribuzione. L’intervento viene eseguito nelle cassette di lamiera collocate nella muratura. La distanza dal pavimento è di circa 20 centimetri. Il collettore di mandata si compone di misuratori di portata ed è caratterizzato da una valvola di colore rosso. Il collettore di ritorno, invece, è contraddistinto da una valvola blu e può essere dotato di testine termoelettriche.

Altro aspetto su cui soffermare l’attenzione sarà lo spessore del massetto: deve essere di almeno quattro centimetri. Il massetto si trova tra le tubature e il rivestimento del pavimento. Qualora lo spessore del massetto fosse inferiore, si potrebbe andare incontro a delle crepe nel getto. Se superiore, invece, l’impianto potrebbe essere poco efficiente. Risulta, allora, necessario che prima delle operazioni di posa dell’impianto di riscaldamento a pavimento gli operai controllino i vari parametri. C’è chi consiglia di riportare magari sulle pareti i vari livelli.

Un primo passaggio ci vedrà coinvolti nella posa della fascia perimetrale che dovrà riguardare il perimetro di tutti i locali. La fascia perimetrale ha un lato adesivo in modo che la sua applicazione risulterà semplice e veloce. La fascia perimetrale deve essere collocata – così come spiegano gli esperti – su tutte le pareti verticali, sui pilastri e sul piatto doccia. Ma se ci troviamo a contatto con pareti più particolari si potrà anche fare uso di un silicone per ottenere una maggiore adesione della fascia perimetrale. Se è stato usato un foglio di polietiliene sotto il pannello isolante, sarà necessario l’utilizzo dei chiodini per assicurare un fissaggio più forte.

La posa dei pannelli isolanti passo per passo

Dopo la posa della fascia perimetrale passiamo pure ai pannelli di isolamento. La direzione da seguire è da sinistra verso destra. Gli operai, personale specializzato nell’installazione di tali impianti, cominceranno i lavori dal fondo di una camera per arrivare alla porta di ingresso. Se ci troviamo in una stanza dalla forma rettangolare, i pannelli verranno posizionati a partire dal lato più lungo. La pellicola di protezione trasparente della cornice verrà collocata sul pannello in modo da scongiurare infiltrazioni di vari materiali nella fase del getto. La regola prevede che venga prima completata una fila di pannelli prima di procedere con la riga successiva. Man mano si completerà la posa di tutte le file della camera.

E ora via alla posa dei circuiti. Per procedere dobbiamo prima cercare sul tubo la misura della lunghezza progressiva e segnarla con un pennarello. Terminata la posa del circuito, si potrà individuare sul tubo la nuova misura della lunghezza progressiva. La lunghezza effettiva del circuito che è stato posato si ottiene proprio dalla differenza tra la misura iniziale e quella successiva.

Ora è il turno dei massetti. C’è una regola che non va mai dimenticata: lo spessore del massetto deve essere di almeno 4 centimetri. Risulta utile mescolare sabbia e cemento e aggiungere il liquido termofluidificante per poi mescolare tutto il composto. Aggiungiamo poi una buona quantità di acqua in modo che il mix sia ben fluido.

Il dosaggio dell’impasto: 60 per cento di sabbia, per cento di ghiaino e 300 chili di cemento per metro cubo di impasto. Il fluido termofluidificante sarà di 0,7÷0,9 chilogrammi ogni 100 chili di cemento. Chi usa impasti già additivati dovrà verificare che sia compatibile con quello presente nell’impianto. 

Qual è lo spessore di un impianto di riscaldamento a pavimento?

Qual è lo spessore di un impianto di riscaldamento a pavimento classico? Calcoliamolo insieme, sommando elemento per elemento. Lo spazio, che ospita i tubi elettrici e idraulici, deve essere compreso tra i 5 e gli 8 centimetri. I tecnici addetti ai lavori, prima di intervenire per la posa dell’isolante, dovranno livellare l’impianto con quello che si chiama “pre-massetto”.

Nei casi in cui non ci sia spazio sufficiente, è possibile che la ditta che si occupa dei lavori scelga di creare un canale attraverso le pareti che sia ubicato allo stesso livello dell’impianto di riscaldamento a pavimento

L’isolante e le tubature presentano uno spessore compreso tra i 3 e i 5,5 centimetri. Ovviamente queste misure possono subire modifiche legate al tipo di isolamento presente sotto il tubo. Ad influenzare lo spessore sono vari fattori: la presenza di una cantina chiusa, aperta o di un terrapieno.

Gli impianti di riscaldamento a pavimento tradizionali richiedono un massetto che arrivi fino ai 4,5 centimetri. Se invece optiamo per un sistema a secco, allora il pavimento potrà essere collocato direttamente sull’impianto. Quando facciamo riferimento alla finitura con piastrelle, parquet e cotto, lo spessore risulterà compreso tra  gli 0,8 e i 3 centimetri.

Una volta fatta la somma, ci ritroveremo con uno spessore totale pari a circa 15 centimetri. Se viene utilizzato un canale laterale, in cui far passare i tubi elettrici ed idrici, sarà possibile recuperare qualche centimetro. In questo caso lo spessore sarà intorno agli 8, 10 centimetri. La differenza tra i due tipi di sistemi è anche di natura economica: i costi, nella seconda opzione, aumentano. I prezzi saranno più alti per gli impianti idraulici ed elettrici.

La scelta di un impianto ribassato a secco potrà farci risparmiare fino a 5 centimetri ma è fondamentale che vengano rispettati tutti i requisiti legati alla dispersione di calore. Non dobbiamo trascurare, dunque, l’isolamento posato sotto le tubature.

Il riscaldamento del massetto prima della posa di qualsiasi pavimento

C’è un’operazione importante da fare prima della posa del pavimento. Gli esperti consigliano infatti di riscaldare il massetto radiante. Questo tipo di intervento deve essere effettuato prima del ventottesimo giorno di stagionatura del massetto realizzato con sistema tradizionale.

In caso di pavimentazione in parquet la temperatura in superficie non deve essere superiore ai 25 gradi.

L’immobile va fatto aerare bene durante il periodo di riscaldamento del massetto.

Il video a cura di Rossato Group

L’altezza di un impianto di riscaldamento in casa

L’impianto di riscaldamento a pavimento viene scelto da molti giovani nelle case di nuova costruzione, ma anche durante le ristrutturazioni, perché assicura calore in ogni stanza dell’appartamento e risparmio energetico. Spesso questo impianto viene preferito rispetto ai sistemi di riscaldamento tradizionali pure per il suo carattere poco invasivo.

L’altezza è dunque uno dei parametri principali che viene preso in considerazione. Può essere pari pure a 17 millimetri complessivamente. Un sistema dunque che possiamo sicuramente definire non ingombrante. C’è anche chi sceglie di procedere con la posa direttamente sulla vecchia pavimentazione. In questo caso non viene superata l’altezza minima dei locali interni della casa, ossia 2,70 metri. Si può arrivare fino a 2,40 metri per corridoi e bagni.

L’installazione dell’impianto di riscaldamento a pavimento richiede poche fasi. Il primo step sarà l’applicazione di un termoisolante in modo che il massetto liquido non invada i pannelli.Tale passaggio sarà utile per delimitare l’impianto. Il secondo step sarà quello di posare i pannelli sul vecchio pavimento. Ed è qui che vengono messe anche le serpentine che consentiranno all’acqua calda di circolare. Previsto il ritaglio dei pannelli cosicché da adattarsi ad ogni stanza dell’abitazione. Il passaggio successivo sarà quello dell’inserimento dei tubi di riscaldamento nelle sagome dei pannelli. Non ci saranno problemi di adattamento perché le tubature sono flessibili. L’ultima fase prevede che l’impianto venga coperto da un massetto liquido e poi piastrellato.

Ma quando parliamo di impianto di riscaldamento a pavimento, non dobbiamo trascurare l’esistenza degli impianti a secco poco ingombranti. Si tratta di sistemi scelti in particolare per le ristrutturazioni o per i soppalchi.

A contraddistinguere questi impianti da quelli a pavimento tradizionali è l’assenza del massetto: vengono, infatti, risparmiati diversi centimetri di spessore. Il sistema permette di avere una bassa inerzia termica. Inoltre in questo caso i tempi di realizzazione sono molto più veloci. L’impianto, data l’assenza del massetto, si può calpestare immediatamente. Negli impianti tradizionali è fondamentale, invece, che il massetto si asciughi prima.

Ci sono alcuni impianti di riscaldamento a pavimento a secco che hanno uno spessore di tre centimetri. Vengono installati in appartamenti in cui i sistemi radianti classici non sono di facile realizzazione.

Ma com’è composto un sistema a secco e poco ingombrante? Il materiale scelto è il polistirene sinterizzato così come disposto dalla normativa Uni En 13163. Le lamelle termoconduttrici risultano, invece, in acciaio zincato e presentano uno spessore di 0,44 millimetri. Il loro compito è quello di diffondere il calore. La tubatura, impiegata per far circolare il fluido termovettore, ha uno spessore pari a 2 millimetri e un diametro di circa 14 millimetri. Il tubo è in polietilene reticolato. Il sistema si avvale anche di un ripartitore di carico con una resistenza alla compressione 590 kN/m2, una conducibilità termica di 0,042 W/(mK). Le dimensioni sono pari a 1200x800x4 millimetri.

Le varie lastre vengono fissate dai tecnici con un nastro adesivo. In caso di pavimentazione in ceramica viene utilizzato un adesivo cementizio, che viene mescolato con lattice elasticizzante e acqua. Flottante, invece, e dunque diversa dalle precedenti è la posa del pavimento in legno.

Quando installiamo un impianto di riscaldamento a pavimento, lo spessore potrà essere sia normale che sottile. Gli impianti più moderni  presentano spesso un basso spessore.

Come caricare e accendere un impianto di riscaldamento a pavimento

Se hai un impianto di riscaldamento a pavimento, devi tenere bene a mente le fasi di caricamento, messa in pressione e avviamento. Procediamo sempre per gradi. Il primo passo è quello di collegare un tubo di plastica trasparente ad un rubinetto di scarico blu. Vanno chiusi poi tutti i circuiti tranne uno. Carichiamo l’acqua dal rubinetto di carico rosso e la facciamo scorrere fino a riempire l’intero impianto.

Quando viene ultimata la posa dell’impianto e prima del getto della caldana, bisognerà collaudare il sistema attraverso il caricamento dell’acqua e la messa in pressione. Come? L’impianto resterà in pressione fino all’ultimo getto delle caldane. Durante la stagione invernale è chiaro che si dovranno seguire regole più precise per il congelamento dell’acqua.

Terminato il collaudo dell’impianto, non è preferibile farlo restare fermo per molto tempo. Altrimenti, in circostanze diverse, bisognerà svuotarlo. L’acqua ferma, infatti, può danneggiare l’installazione del sistema di riscaldamento a pavimento in quanto è carica di batteri. Si deve procedere alla prima accensione solo dopo aver riempito l’impianto con acqua pulita e nuova. Questa operazione va fatta dopo la fine del massetto. Il tempo stimato per la maturazione è di circa 21 giorni, tre settimane circa.

L’impianto di riscaldamento a pavimento viene avviato per la prima volta con una temperatura del fluido compresa tra i 20 e i 25 gradi. E’ possibile poi aumentare di circa tre gradi al giorno per ottenere la massima temperatura.

Il filmato a cura di Zero2 shop

Riscaldamento a pavimento: i vantaggi e gli svantaggi

Nei precedenti paragrafi abbiamo visto cos’è un impianto di riscaldamento a pavimento e qual è il suo funzionamento. L’installazione di un sistema simile richiede importanti lavori di ristrutturazione; non è negabile, inoltre, che il costo iniziale sia maggiore rispetto agli impianti di riscaldamento tradizionali, ma è risaputo che con il passare degli anni questa spesa venga ammortizzata.

Vediamo insieme i vantaggi di installare un impianto di riscaldamento a pavimento nel nostro appartamento: la casa sarà calda durante la stagione invernale e fresca in estate. Il clima giusto verrà raggiunto già dopo dieci minuti dall’accensione. Nel caso dei sistemi tradizionali è richiesto un tempo maggiore, pari a 90 minuti circa.

La temperatura dell’acqua resta a 30°C; molto più alta – pure 70 gradi – quella degli impianti classici di riscaldamento. Con il pavimento radiante, inoltre, è possibile beneficiare di due importanti risultati: un riscaldamento giusto per il nostro corpo e un notevole risparmio energetico. Durante la stagione estiva la temperatura dell’acqua viene mantenuta tra i 13 e i 15 gradi. Inoltre fondamentale pure l’aspetto dell’isolamento acustico tra i piani: questo aspetto è assicurato dai sistemi isolanti posati a pavimento.

Ben più bassa la temperatura dell’aria che si aggira sui 2 gradi e permette di ottenere un benessere ambientale maggiore se confrontato con i sistemi tradizionali. Benefici pure sul fronte della salute: con il riscaldamento a pavimento si registrano meno problemi alle vie respiratorie perché assente la polvere che invece si deposita sui classici termosifoni. Meno batteri e acari, dunque, e addio alle fastidiose allergie. La scarsa differenza di temperatura tra l’ambiente circostante e il pavimento – pari a 4 gradi circa – non consentirà l’avvio di moti convettori e dunque il sollevamento della polvere. A mantenere livelli salutari pure l’umidità.

Come per ogni cosa non manca l’altro lato della medaglia. Gli impianti di riscaldamento a pavimento, oltre ai vantaggi, presentano pure qualche ‘contro’. Il primo lato negativo è relativo ai costi: i materiali e l’operazione della posa dell’impianto hanno un prezzo maggiore rispetto al sistema tradizionale. Parliamo di un 30 per cento in più.

Quando inoltre si decide di installare un simile impianto durante la ristrutturazione di una casa, l’intero pavimento andrà sollevato e poi rifatto.

Impianto di riscaldamento a pavimento: la pavimentazione

L’impianto di riscaldamento a pavimento, al di là dei costi che vengono ammortizzati in poco tempo, non ha problemi particolari. Nessuna controindicazione nemmeno per i materiali da utilizzare come pavimentazione. Cotto, gres, ceramica, resine, laminati: ognuno può scegliere in base ai gusti e alle esigenze il tipo di pavimento da mettere in casa. Anche il legno viene molto spesso utilizzato per un sistema di riscaldamento a pavimento ma è necessario che vengano seguiti degli accorgimenti.

Gli esperti consigliano un legno stabile e resistente ai cambiamenti di temperatura. Preferibilmente vanno usati elementi di dimensioni ridotte in modo da ridurre le eventuali fessure che si potrebbero creare con il passare del tempo e con le variazioni di temperature. I tecnici utilizzano inoltre delle particolari colle che non danneggino i movimenti naturali del parquet e che siano indicati per le alte temperature. Negli ultimi tempi è sempre più in voga l’installazione dei pavimenti galleggianti.

La conducibilità termica del marmo e del granito

Il marmo e il granito, in qualità di pietre naturali, sono dotati di un’ottima conducibilità termica. Un altro fattore, però, che non bisogna trascurare in caso di scelta è che sono pavimenti che possono essere posati in spessori maggiori. Questo aspetto potrebbe ostacolare la capacità di trasmettere il calore nell’ambiente di casa. Le lastre hanno uno spessore pure di 2, 3 centimetri.

I materiali in legno, invece, non sono caratterizzati da una grande conducibilità  termica ma – se confrontati al marmo e al granito – hanno spessori molto più bassi. Resine, i vinilici o i gres porcellanato si presentano con spessori ridotti. Il valore della conducibilità termica cambia in base alla pavimentazione.

La temperatura della superficie del massetto non deve superare i 26-27°. Per i tecnici del settore l’ideale è che nell’ambiente in cui andrà installato l’impianto di riscaldamento a pavimento non sia presente una percentuale del tasso di umidità di aria tra il 45% e il 60%.

Piastrelle e riscaldamento a pavimento

Il gres porcellanato viene considerato il pavimento giusto per un sistema di riscaldamento dal basso. Parliamo di un rivestimento sottile, anche di pochi millimetri, che permette al calore di essere sprigionato in modo omogeneo. Ognuno può scegliere la grandezza delle piastrelle in base ai rispettivi gusti. Si tratta, dunque, di una scelta legata all’estetica e non alla funzionalità. Vanno di moda le piastrelle con le fughe dallo spessore ridotto perché più eleganti e perché comportano un risparmio energetico maggiore.

I pavimenti con fughe di dimensioni più grandi sono causa di dispersione di calore e non risultano idonee per un impianto di riscaldamento a pavimento.

Parquet e pavimento radiante

Il parquet presenta uno spessore ridotto rispetto alle altre pavimentazioni ma conduce meno calore.  Un aspetto importante riguarda la sua capacità di riuscire a trattenere il il calore anche quando l’impianto si spegne. Con una temperatura dell’impianto di riscaldamento a pavimento che si aggira sui 19,19.5 gradi, l’ambiente domestico appare molto caldo. Ma non mancano gli interrogativi. Sono molti gli scettici che temono che l’accoppiata pavimento in legno e impianto di riscaldamento a pavimento sia poco funzionale. C’è chi addirittura ha paura che il calore possa apportare danni alla pavimentazione.

Ma come dissipare i dubbi e non rinunciare all’eleganza del parquet? Semplice, basta seguire degli accorgimenti. Che il legno sia un materiale vivo lo sappiamo bene ed è dunque normale che sia più soggetto a qualche attenzione in più quando optiamo per la la posa del parquet su pavimento riscaldato. Allo stesso tempo non va dimenticato il suo alto potere isolante che frena il contatto diretto con il calore e garantisce una diffusione omogenea nell’ambiente domestico. Ma quale legno scegliere? In primis non fate di testa vostra ma affidatevi agli esperti che sapranno consigliare il legno più idoneo per la stabilità che per l’umidità. I migliori sono comunque il rovere, il doussiè, il teak, il merbau, e l’afromosia. Meno adatti, invece, per l’installazione di un riscaldamento a pavimento sono i materiali in faggio, larice siberiano senza nodi, wengè e cabreuva.

L’impianto di riscaldamento a pavimento e il cotto

E’ sicuramente una novità, ma non dell’ultima ora, quella che vede utilizzare per l’impianto di riscaldamento a pavimento il cotto. Parliamo di un materiale biologico, che viene prodotto mediante l’utilizzo di sostanze naturali: acqua, fuoco, terra e aria. E’ proprio questa sua caratteristica a renderlo ‘speciale’ per il sistema di pavimento radiante: il calore verrà immesso nell’ambiente ma senza alcuna paura che vengano diffuse pure le sostanze inquinanti. Come viene posato il cotto? Il materiale utilizzato è la calce, Niente paura nessuna colla chimica. Se invece scegliamo gli altri tipi di pavimentazione è bene ricordare di fare uso sempre di colle ecologiche.

Per la posa del cotto direttamente su pannelli riscaldati c’è chi fa uso di un tipo di calce naturale. Il beneficio ottenuto da questa operazione è quello che vede aumentare la capacità di conduzione del calore. Nessuna scoperta recente, come abbiamo già sottolineato in precedenza. In realtà dobbiamo andare parecchio indietro nel tempo: già nell’antichità i romani usavano il cotto per riscaldare i pavimenti. E se diamo uno sguardo al Medioevo vedremo che il cotto veniva pulito con olio di lino per renderne più traspirante il pavimento. Il valore aggiunto di questa pavimentazione, comunque, quando si parla di installare un impianto di riscaldamento a pavimento è quello della posa naturale e dell’assenza di prodotti chimici.

Sono diversi comunque gli elementi da prendere in considerazione quando si sceglie e si progetta un impianto di riscaldamento a pavimento. Fondamentale l’aiuto di un professionista del settore.

Chi decide di dotare la propria abitazione di un pavimento radiante che possa riscaldare l’ambiente di casa o raffrescarlo durante la stagione estiva, dovrà tenere in considerazione alcuni importanti elementi:

  • Lo spessore dei pavimenti e dei solai, tra un piano e l’altro;
  • la destinazione d’uso degli ambienti;
  • l’orientamento dell’edificio;
  • lo stato e le condizioni della muratura esterna;
  • le dimensioni dei locali in cui installare l’impianto;
  • l’eventuale necessità di una barriera all’umidità. Sarà sulla base di questi aspetti che si sceglierà – sempre con l’ausilio di un professionista – la tipologia di impianto più idonea alle singole situazioni. Attenzione pure ai piccoli dettagli! A volte possono essere proprio i particolari a compromettere la posa di un impianto di riscaldamento a pavimento.

Impianto di riscaldamento a pavimento e veranda: si può fare?

Prendiamo il caso di una famiglia che abbia una veranda esterna che sia ubicata su un terrazzo o in giardino. Che sia in vetro temperato, legno, alluminio o pvc, poco cambia. La domanda è: che tipo di impianto di climatizzazione bisogna installare in un simile spazio? La tipologia giusta può essere sicuramente quella del pavimento radiante adatto sia a riscaldare l’ambiente che a renderlo più fresco quando sale la temperatura.

Con un sistema simile non sarà necessario intervenire sui muri o magari su impianti già esistenti. Se la veranda è in fase di costruzione, basterà procedere con una progettazione ben precisa.

Riscaldamento a pavimento e pompa di calore

La pompa di calore elettrica e il riscaldamento a pavimento: questa accoppiata sembra molto diffusa negli ultimi anni nelle case di recente costruzione o negli appartamenti ristrutturati. Sono due gli aspetti che vengono presi in considerazione: in inverno il sistema riscalda, mentre in estate raffresca gli ambienti. Inutile a questo punto installare un impianto di condizionamento.

Le pompe di calore elettriche non sono affatto rumorose. Il suono prodotto è simile a quello sentito in ogni casa ed emesso da un frigorifero classico.

La pompa di calore elettrica, oltre che per la climatizzazione invernale ed estiva, viene considerata molto funzionale pure per  la produzione di acqua calda sanitaria. Il funzionamento è a corrente mentre il sistema è a compressione. Il fluido che attraversa la pompa di calore cambia stato – liquido o vapore a seconda dei momenti – indipendentemente dalla temperatura e dalla pressione.

La manutenzione dell’impianto: ecco come fare

Nessuna manutenzione particolare per l’impianto di riscaldamento a pavimento se non in caso di guasti. E’ chiaro che bisogna sollecitare l’intervento di tecnici esperti quando si presentano dei malfunzionamenti. La manutenzione va fatta pure se vengono riscontrate prestazioni energetiche minori rispetto a quanto previsto. Il sistema del pavimento radiante prevede per il suo funzionamento l’installazione di tubi a serpentina che mettono in circolo l’acqua calda durante la stagione invernale ai fini di rendere più caldo l’intero ambiente domestico. Non cambia il procedimento durante la stagione estiva quando le tubature accolgono, invece, l’acqua fredda per raffrescare le camere. Il sistema radiante rappresenta, dunque, la fusione di due impianti in uno. La sua presenza significa pure  fare a meno dei condizionatori e quindi ridurre ulteriori spese.

Ma quali sono i problemi più ricorrenti in caso di installazione di impianto di riscaldamento a pavimento? Gli indici sono tutti puntati contro le infiltrazioni idriche. I tubi dell’impianto devono essere composti di materiali resistenti. Solo così è possibile scongiurare i guasti e le famigerate perdite d’acqua.

La manutenzione di un impianto di riscaldamento a pavimento deve essere eseguita da personale esperto. Sotto controllo anche i panelli radianti in caso di malfuzionamento.

Riscaldamento a pavimento: quali sono i problemi?

Solitamente si procede con la manutenzione dell’impianto di riscaldamento a pavimento quando si registrano le perdite d’acqua. Un fenomeno non raro, ma sicuramente nemmeno ricorrente. Le infiltrazioni d’acqua si vengono a creare a ridosso delle scatole che accolgono i collettori. I tubi dell’impianto sono posizionati nel massetto; l’intervento sulle tubature viene eseguito soltanto in caso di mancato funzionamento o malfunzionamento del sistema.

Scopriamo insieme come viene riscontrata un’anomalia nell’impianto di riscaldamento a pavimento. La tecnica più usata da chi si occupa della manutenzione di tali sistemi è  sicuramente quella della termografia a infrarossi. Con questa tecnica è possibile, infatti, accertare e individuare il guasto ma senza dover per forza danneggiare la pavimentazione. Con la termografia a infrarossi l’intervento non è affatto invasivo.

Talvolta può essere richiesto l’intervento di personale esperto pure se si registra la corrosione delle tubazioni. L’acqua che gira nelle tubature è sempre la stessa per anni: non è difficile che ci possa essere la corrosione e dunque un danno all’impianto causato dal liquido. Altro ostacolo per l’efficacia dell’impianto è quello legato alla formazione di depositi di calcare nei tubi dell’impianto di riscaldamento a pavimento. Quando scegliamo un materiale di qualità e resistente, questi tipi di criticità sono sicuramente rari ma non impossibili. L’importante è comunque far eseguire un intervento manutentivo periodico per trattare l’acqua e scongiurare simili disagi.

E i suggerimenti?

Chi sceglie di installare un sistema radiante a pavimento, punta ad un ambiente caldo ed accogliente. E realizzare la manutenzione di questi sistemi significa proprio garantire l’efficienza dell’impianto e preservarne la sua funzionalità nel tempo. Nei casi in cui la posa sia stata fatta a regola d’arte e da personale competente e qualificato, non sono necessari gli interventi di manutenzione ordinaria. La verità è che il personale competente sa sempre come e cosa fare. Risparmiare su questo aspetto equivale a compromettere la funzionalità dell’impianto.

Quali sono allora i suggerimenti da tenere sempre a mente per evitare di combinare guai? La prima regola – da seguire sempre – è affidarsi a tecnici specializzati. Il secondo suggerimento prevede il cambio dell’acqua dopo qualche anno. Va sostituita l’acqua che circola nell’impianto in modo da evitare i depositi di calcare nei tubi. C’è pure chi preferisce prevenire invece di curare. Come? Immettendo nel sistema acqua addolcita con additivi per bloccare la corrosione e la nascita di alghe e calcare. Ci sono alcuni additivi che inoltre eliminano i fanghi presenti nell’acqua. Tra gli interventi di manutenzione più utili in caso di presenza di un impianto di riscaldamento a pavimento c’è sicuramente l’analisi del Ph dell’acqua. Solo se necessario si dovrà ricorrere alla pulizia dell’intero impianto.

Riscaldamento a pavimento: le cose da evitare

Avere un impianto di riscaldamento a pavimento in casa significa rispettare regole e accorgimenti. E se prima abbiamo visto cosa fare in caso di presenza di tale sistema tra le nostre quattro mura, vi proponiamo qui cosa invece non bisogna fare:

  • Non utilizzate i tappeti
    La presenza di un tappeto su un pavimento radiante può limitare la dispersione del calore. I tappeti, posizionati eventualmente su un pavimento radiante, appariranno sicuramente tiepidi.
  • Non accendere e spegnere l’impianto continuamente
    Il riscaldamento a pavimento è consigliato per un lungo utilizzo in un appartamento o in un ufficio. Il consiglio è quello di evitare di accendere e spegnere l’impianto in continuazione se si vuole mantenere un ambiente caldo.
  • Impostate una temperatura costante 
    L’impianto di riscaldamento a pavimento richiede una temperatura costante. Fondamentale per questo sistema la presenza di un termostato. Non va acceso e spento in continuazione perché necessita comunque di tempo per entrare in funzione. Per un impianto di riscaldamento a pavimento bastono circa 17, 18 gradi al termostato per ottenere una percezione di calore.

Come pulire l’impianto?

Pulire gli impianti di riscaldamento significa ottimizzare la performance ed ottenere risultati migliori. E non solo. Chi possiede un sistema pulito e manutenuto potrà beneficiare infatti anche di un consumo ridotto di combustibile, nonché della riduzione delle emissioni atmosferiche. Nel caso di un impianto di riscaldamento a pavimento un’operazione fondamentale riguarderà il ricambio dell’acqua e l’utilizzo di alcuni additivi per far fronte a calcare e funghi. In commercio sono tanti i prodotti per la pulizia e la protezione dei sistemi di riscaldamento, sia a pavimento, a soffitto che tradizionali. Ben due le tecniche utilizzate quando si procede al trattamento dell’acqua. I tecnici danno vita a tale operazione sia con l’ausilio di una pompa esterna sia con l’uso di un circolatore presente.

La pulizia delle serpentine: il filmato a cura di Alka

Le perdite d’acqua e gli autosigillanti

Quando si registra una perdita d’acqua in un impianto di riscaldamento, sia a termosifoni che a pavimento, significa che è in corso un guasto. Una delle soluzioni per reintegrare la pressione nell’impianto sarà quella di effettuare continui rabbocchi di acqua. Ci sono anche casi in cui la perdita nell’impianto di riscaldamento di un appartamento si può manifestazione con il blocco della caldaia. Cosa avviene in questi momenti? La pressione nell’impianto cala; il riscaldamento non è efficiente. Non resta allora che contattare i tecnici che daranno il loro primo sguardo alle scatole che contengono i collettori. L’impianto, infatti, si trova nel massetto ed è difficile arrivarci. Se il guasto, però, risulta peggiore di quanto previsto e il sistema non funziona, allora sarà il caso di monitorare le tubazioni. I tecnici utilizzano la termografia: questa tecnica non è invasiva e dà la possibilità di vedere, attraverso gli infrarossi, cosa avviene sotto il pavimento.

Cercare e poi riparare le perdite d’acqua negli impianti di riscaldamento a pavimento non è una procedura veloce. Sono varie le fasi che si susseguono. La prima tappa consiste nel localizzare in modo puntuale e preciso i punti della perdita. Poi verrà il momento di studiare un modo per ridurre gli interventi di demolizione. Ovviamente operai, addetti alla riparazione, faranno di tutto per procurare un minor numero di disagi.

Uno dei rimedi utilizzati quando si manifestano perdite idriche dall’impianto di riscaldamento è quello di riparare le tubature con prodotti autosigillanti. Non vanno utilizzati nei collettori solari, ma sono adatti per ogni tipo di impianto di riscaldamento, anche per quelli che contengono componenti in alluminio.

Le piccole perdite d’acqua, nonostante sia l’idea più diffusa, non sono una spada di Damocle solo per gli impianti con qualche anno in più. In realtà si presentano spesso quando ci sono installazioni nuove. Perché si verificano? Capita che durante la fase dell’installazione il nuovo impianto di riscaldamento non sia stato ben sciacquato e che tutti i residui dei lavori, materiali estranei, così come i lubrificanti, siano presenti ancora all’interno. Questi materiali presenti ancora nell’impianto possono essere motivo di corrosione. In questi casi si vengono a creare dei piccoli fori che perdono acqua.

Ora è il momento di provare ad individuare un punto di perdita da una tubatura. Quella che può sembrare una semplice operazione, invece, può richiedere tempo. In realtà la ricerca di un’infiltrazione in un impianto di riscaldamento a pavimento dipende da alcuni fattori importanti: le caratteristiche dell’impianto; l’immobile in cui è installato; il volume della perdita d’acqua. Cercare una perdita d’acqua comunque non equivale a distruggere la pavimentazione. Si tratta di un’osservazione finalizzata a rilevare la rottura di una tubatura o a porre un freno ad una perdita di acqua. In questo ultimo caso ovviamente bisognerà intervenire sulla pavimentazione.

Il personale preposto alla ricerca di una perdita d’acqua dall’impianto di riscaldamento a pavimento dovrà tener conto pure dell’eventuale presenza di un maggiori numero di tubazioni dentro cunicoli. Non bisogna però spaventarsi dinanzi a simili inconvenienti. Non vogliamo tediarvi ed essere ripetitivi ma è chiaro che se ci si affida ad operai competenti, ci si ritroverà con un un impianto di riscaldamento di qualità. In realtà, infatti, l’impianto di riscaldamento a pavimento è uno di quelli che richiede un minor numero di interventi di manutenzione. La legge in materia prevede che, prima dell’installazione del sistema di riscaldamento, venga redatto un progetto. Non sarà un singolo operaio a realizzare l’impianto ma una squadra esperta nel settore. Ci sono requisiti che vanno rispettati così come previsto dalla normativa.

Una volta terminata l’installazione dell’impianto di riscaldamento a pavimento, verrà rilasciata una dichiarazione di conformità. Si tratta di un certificato importante in quanto assicura la corretta installazione dell’intero sistema.

Volete un ultimo consiglio per combattere la corrosione delle tubature e la presenza di alghe e funghi al loro interno? Allora non vi dimenticate mai di aggiungere anche degli additivi che puliscano l’acqua. Per una manutenzione ottimale dell’impianto di riscaldamento a pavimento, è necessario un lavaggio completo, nonché un’analisi del ph dell’acqua.

Cosa fare in caso di bolle d’aria nell’impianto?

Un altro problema che potrebbe manifestarsi in casa in presenza di un impianto di riscaldamento a pavimento è quello della presenza di bolle d’aria. Può capitare che l’aria rimanga incastrata nelle tubazioni dell’impianto. A chi rivolgerci se ci rendiamo conto di tale criticità? Sicuramente la risposta giusta è: un idraulico competente. Il primo step sarà quello di isolare la zona che non si sta riscaldando. I tecnici dovranno procedere, togliendo successivamente l’attuatore, e collegando un tubo flessibile alla valvola di flusso sul collettore, per poi legarlo ancora ad un rubinetto di rete freddo. In seguito bisognerà collegare un tubo flessibile al punto di scarico sul collettore e portarlo allo scarico. Si passerà poi ad aprire prima il rubinetto freddo, poi sarà il turno di quello caldo, ed infine si svuoteranno il punto di scarico e il punto di flusso. Quando saranno tolte tutte le bolle d’aria, allora si potranno spegnere le valvole e il rubinetto del freddo e scollegare il tubo.

Cosa fare invece se intere zone non si scaldano o l’intero impianto di riscaldamento a pavimento non riesce a riscaldarsi e dunque a diffondere calore dal basso verso l’alto? Purtroppo a volte può capitare anche questo anche se difficilmente. Tra i problemi riscaldamento a pavimento è raro che più zone o un intero impianto potrebbero non riscaldarsi come dovuto. I motivi potrebbero in questo caso essere diversi. Abbiamo parlato prima della formazione delle bolle d’aria all’interno dell’impianto ma tra le possibile cause ci potrebbe essere anche un guasto della pompa di circolazione. Anche in questo caso non resta che contattare il personale qualificato per far fronte al problema.

Riscaldamento a pavimento e pannelli fotovoltaici

L’impianto di riscaldamento a pavimento può essere alimentato anche dai pannelli fotovoltaici che producono energia elettrica. Questa energia può essere, dunque, utilizzata sia per alimentare un sistema radiante elettrico che per scaldare l’acqua di un impianto di riscaldamento a pavimento. Si tratta di un sistema consigliabile in quanto viene impiegata l’energia elettrica che viene poi ridotta ad energia termica.

Installare un impianto fotovoltaico a casa è utile pure sul fronte ecologico in quanto vengono ridotte le emissioni di CO2. E oltre ai benefici ambientali, c’è anche la possibilità di poter beneficiare della detrazione del 50% per i privati. Previsto, inoltre, un mega ammortamento del 130% per le aziende. Secondo le stime, l’investimento in un impianto potrebbe ripagarsi approssimativamente in 4 anni. Rispetto al passato i pannelli più recenti garantiscono un rendimento migliore. Gli esperti affermano che ogni euro che viene investito nel fotovoltaico riesce a produrre un ritorno che è pari a cinque volte l’investimento iniziale. Il suggerimento per i futuri acquirenti è confrontare sempre i preventivi e farsi proporre una soluzione giusta in base alle esigenze della propria abitazione. Per ogni casa, infatti, potrebbe esserci un impianto diverso in base alle necessità degli inquilini e alla dimensione dell’edificio.

In tanti stanno strizzando l’occhio a questa soluzione – impianto di riscaldamento a pavimento e fotovoltaico – per la riduzione del prezzo degli accumuli, che consentono di conservare l’energia prodotta e non consumata in quel momento. Ci sono molti che hanno scelto poi di ricorrere agli ottimizzatori che sono dispositivi che riescono ad incrementare l’efficienza dell’impianto. La resa è del 20-25 per cento.

Un’altra possibile soluzione vede abbinare il fotovoltaico alle pompe di calore. Un sistema utile sia per il riscaldamento che per il raffrescamento della casa. Inoltre questa accoppiata serve anche a produrre gratuitamente l’acqua calda.

Un impianto domestico classico da 3kW ha un costo di circa 6 mila euro che, mediante la detrazione del 50%, costa effettivamente 3 mila euro e dunque la metà. Se invece parliamo di un impianto aziendale la dimensione e il prezzo finale sono legati alla situazione e alle esigenze specifiche dell’impresa.

Una cosa a cui bisogna fare attenzione è evitare di installare un impianto sovradimensionato, cioè molto più grande rispetto alle proprie esigenze. Gli effetti positivi prodotti da un impianto di riscaldamento a pavimento abbinato al fotovoltaico sono legati al risparmio in bolletta e ai proventi della cessione automatica di energia mediante lo scambio sul posto. Il guadagno, nella maggior parte dei casi, si aggira a circa 80, 100 euro al mese. Attendere un altro anno prima di procedere con il fotovoltaico vuol dire non usufruire di un beneficio economico di circa 1.000 euro. Che aspettare allora? Nel mese di luglio del 2020 dovrebbero essere abolite le tariffe tutelate con il pericolo poi di trovarsi  un ulteriore aumento delle bollette per chi non ha il fotovoltaico.

I pannelli solari e il pavimento radiante

Il riscaldamento a pavimento e il pannello solare termico sono un’ottima squadra. Con questo sistema è possibile infatti garantire per ogni stagione e per ogni periodo dell’anno il riscaldamento dell’abitazione in inverno e il raffrescamento dell’aria durante l’estate. Come? Viene sfruttata la sola energia del sole, che è appunto una fonte rinnovabile pulita ed ecologica. E aspetto che non va trascurato è che l’energia è gratuita.

Il sistema di riscaldamento a pavimento, unito ai pannelli solari termici, permette agli utenti di poter risparmiare. Più bassa sia la bolletta elettrica che quella del gas. Di giorno l’energia viene assorbita dai pannelli in modo gratuito grazie alla presenza del sole. Una vera vittoria soprattutto per coloro che amano camminare scalzi. Che sensazione favolosa soprattutto quando fuori si gela!

Installare i pannelli solari e collegarli al sistema di riscaldamento a pavimento, può farci beneficiare di alcuni incentivi statali. La detrazione del 55 per cento è volta ad incrementare il numero delle installazioni degli impianti che fanno uso di risorse rinnovabili. Il costo di un impianto con pannelli solari termici si aggira sui 4 mila – 8 mila euro per 100-150 metri quadrati. Poi va aggiunto il costo dell’installazione del sistema. I pannelli – così come consigliano gli esperti – vanno posizionati con un’esposizione a sud di trenta gradi.

Un perfetto riscaldamento dell’acqua si ottiene con delle particolari apparecchiature. Ecco cosa serve:

  • un collettore solare;
  • un serbatoio per l’acqua calda;
  • un circuito che colleghi il collettore solare, il serbatoio di accumulo dell’acqua isolato termicamente e l’impianto di riscaldamento a pavimento.

Impianto di riscaldamento a pavimento e termostato

Quali sono le condizioni ideali per installare un impianto di riscaldamento a pavimento? Ecco gli ‘ingredienti’ che servono: una buona coibentazione dell’edificio ed un isolamento termico ottimale. In questo modo il sistema è in grado di trattenere il calore generato. I dispositivi di riscaldamento che lavorano a bassi regimi di temperatura sono invece: la caldaia a condensazione, la pompa di calore, la caldaia a biomassa e i pannelli solari.

Il termostato viene collocato in ogni stanza ed è corrispondente ad un preciso circuito a pavimento presente nell’ambiente. Qualcuno consiglia pure i termostati a rotella in ogni stanza che sono poi collegati ad un cronotermostato centralizzato.

Qual è la temperatura ideale?

Se per questioni di lavoro, viene condotta una vita sempre in viaggio e si sta per parecchie ore fuori casa, allora l’impianto di riscaldamento a pavimento non fa al caso vostro. Questo tipo di sistema, infatti, è ideale per altre esigenze che non siano quelle di un riscaldamento o raffrescamento veloce e discontinuo.

Il nostro suggerimento, qualora si stesse decidendo di installare il sistema di riscaldamento migliore in un appartamento, è quello di contattare un professionista. Solo così si potrà arrivare alla soluzione più soddisfacente per le proprie esigenze. Un punto di riferimento valido deve essere sicuramente un installatore professionista del settore termoidraulico più vicino a casa tua. Chi, invece, ha già installato un impianto di riscaldamento a pavimento ma  ha ancora dubbi su come regolare al meglio il termostato, allora ecco alcuni importanti consigli da seguire:

  • Non spegnere il riscaldamento: è la soluzione per risparmiare sui consumi in cambio di una maggiore comodità.
  • Spegnere l’impianto a pavimento per mezza giornata o durante il fine settimana fuori casa per poi tornare a riscaldare di nuovo casa dopo alcune ore, è sicuramente uno spreco. A questo punto conviene mantenere una temperatura costante con leggere mutazioni. E’ preferibile impostare una temperatura di 16/18°C di notte e durante le ore di lavoro, mentre di 19/20°C quando si sta a casa. Seguendo questi suggerimenti l’utente potrà beneficiare del maggiore benessere termico e al contempo godere di un risparmio sul consumo energetico di circa il 25 per cento.
  • Non usate le temperature ambiente. Si sa che un impianto di riscaldamento a pavimento, rispetto ai tradizionali sistemi come i termosifoni, funziona e raggiunge il top del rendimento con una temperatura bassa. L’ideale, dunque, è scegliere una temperatura costante, ma che non sia troppo alta, in modo da sfruttare ogni vantaggio di questo impianto.

Bisogna prendere in considerazione sempre quello che è il calore percepito. Con un impianto di riscaldamento a pavimento, infatti, il calore che percepiamo risulta più alto di almeno due gradi. Chi è solito ad una temperatura di circa 21 gradi, potrà impostare il termostato di casa a 19 gradi. Stesso ragionamento pure per la notte.

E se invece andiamo in vacanza e dunque il nostro rientro è previsto dopo una settimana o anche due? E’ chiaro che l’impianto di riscaldamento/raffrescamento deve essere spento ma è possibile programmarne la riaccensione almeno due giorni prima di varcare la porta di casa. Anche in questo caso è fondamentale prendere in considerazione diversi aspetti legati all’isolamento termico dell’appartamento in cui si vive, alla temperatura esterna, alle dimensioni dell’abitazione e al numero di giorni di spegnimento dell’impianto.

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Laureanda in Veterinaria, lettrice 'compulsiva' e appassionata di scrittura. Adoro arricchirmi quotidianamente di nuove conoscenze e fornire informazioni utili a chi voglia saperne di più su come ristrutturare e rendere più efficienti le proprie 'quattro mura'.
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